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giovedì, 12 aprile 2007

Fabio Celoni e l'emozione del fan scordato.

Sono ancora emozionato, di un'emozione sottopelle e pervasiva, da bambino eccitato, da fan che si ricorda di esserlo solo ogni tanto: nella banale semplicità di una serie di supporti a rete metallica c'erano appese tavole e illustrazioni...
Sto parlando della piccola mostra intitolata Fabio Celoni e i misteri di Dylan Dog.



Oggi è stata la giornata in cui era ospite il disegnatore Fabio Celoni. La sua presenza veniva accreditata dalle 18:30 in poi, e io, arrivato una decina di minuti più tardi, mi sono perso metà della spiegazione delle tavole da parte dello stesso Celoni. Ma per metà ce l'ho fatta, però...
C'erano tavole tratte dalle tre storie dylaniate illustrate da Fabio (I quattro elementi, Il tocco del diavolo, e lo speciale La fortezza del Demone), alcune illustrazioni da fiera o celebrative su Dylan Dog, due o tre copertine di Brad Barron (fumetto per me sconosciuto), disegni personali dell'autore divisi tra esperimenti, divertissement e iniziative varie, nonché un tocco di Disney (mi ricordo ancora i numeri di PK letti anni fa).

Bella roba, ragazzi, bellissima. Mentre Celoni le descriveva ho scoperto e riscoperto immagini e dettagli di immagini andati perduti o, peggio, non colti nelle letture e riletture degli albi. Ho visto un talento particolare messo lì, su carte varie, fatto di finezze grafiche e neri e bianchi, di sensazioni poggiate con delicatezza su un foglio e dotate di una forza di trasmissione notevole. "Volevo dare un taglio western a questa vignetta...", "Ecco, ho usato come soluzione grafica una sorta di grandangolo...", "Ecco le tre fasi di una copertina: lo schizzo a matita rapido, poi..." spiegava mano a mano. Frasi che riporto approssimativamente e incomplete, ma che io mi tengo a memoria da rispolverare mentre rileggerò quegli albetti tanto amati.
Finito il giro, dopo che Celoni ha ammesso "Beh, adesso siamo proprio alla fine, non so più che altro dire, se avete domande...", il rito delle firme. Sapete, mi ero portato appresso quei fumetti, volevo farli siglare dalla sua firma. Solo che, da buon fan che si dimentica di esserlo, mi vergognavo un po' a portarli in vista. Così li ho fatti tenere in borsa alla mia ragazza. Al momento giusto li ho tirati fuori. Mi sono fatto autografare (anche se mi sembra poco pertinente questo termine, in questo caso) la prima vignetta de I quattro elementi, l'ultima de Il tocco del diavolo e quella grandangolare a pagina 144 de La fortezza del demone. Ma il meglio doveva ancora venire, eh sì.
Poco più tardi, infatti, torno allo stand lasciato poc'anzi e ti trovo il Celoni che fa disegni su richiesta. Mi vergogno, mi sento inopportuno a chiederlo, e va a finire che la mia ragazza va a comprare un album da disegno al supermercato del centro commerciale... (a proposito, grazie! Ti devo ancora dare metà dei soldi...).
Passa un mostro col nasone e gli occhietti, passa uno gnomo, arriva il mostro bonaccione e un po' sfigato per la mia ragazza e ...

...

mi sento davvero come un ragazzino...

...

ma che bbello!!!


ARRIVA UN GROUCHO PER ME, CON SU SCRITTO "A ROBIN!" !

Davvero, che meraviglia vedere Fabio Celoni all'opera: leggero con mano di piuma tracciare i primi segni di matita, arricchirli poi sempre di più a disvelare progressivamente la forma finale (io Groucho sapevo che sarebbe stato Groucho, ma gli altri disegni me li son visti formare mano a mano, capendo cosa rappresentavano praticamente solo alla fine). Sarà che non sono capace a disegnare, ma per me è meraviglia pura, quella.
Celoni si è rivelato una persona davvero gradevole: gentilissimo, alla mano, disponibile, piacevole a scambiarci quelle quattro chiacchiere tra una matitata e una sgommata di gomma pane. Sembrava allo stesso tempo compiaciuto e timido quando parlava dei suoi lavori. Davvero, del tempo investito proprio molto bene.
Mi piacerebbe intervistarlo per arricchire le interviste agli artisti di questo blog... Sai mai che riesca a contattarlo...
Appena riesco, mi piacerebbe pubblicare le foto dell'incontro (che richiederò alla redazione della casa editrice Tunué, organizzatrice dell'evento) e dei disegni e degli autografi.


P.S.: La cena che attendeva Fabio Celoni, gli organizzatori e chiunque volesse parteciparvi era al ristorante Antica Littoria. Ora, spiegatemi voi quanto possa essere antica, Littoria...
P.P.S.: All'incontro indossavo la stessa camicia lilla che portavo mentre ascoltavo i Lautari, però senza il ridicolo panama. Camicia propizia...



postato da: Solarithan alle ore 00:56 | link | commenti (4)
categorie: arti visive, fumetti, dylan dog, pittura e disegno, hype
giovedì, 20 aprile 2006

De arte Funatia - cap. II.


Ci risiamo. L'artista ha artistato di nuovo e questa volta ha colpito ME!
Ebbene sì, in questa sua notte insonne (ben resa dalla foto) la funazza mi ha fatto il ritratto.

Portrait de Scrockman

Quello che vedete è Scrockman, ossia il sottoscritto così come è conosciuto altrove.
Il ritratto è riuscitissimo, ovviamente. L'unico appunto che potrei muovergli è che il naso è un po' corto, e con meno rilievi, e quindi la bocca è un po' distante. Ma è roba da nulla. E i capelli, quanto sono perfetti quei capelli! La barba, le orec... Ma... Funa', quanto grosso me l'hai fatto quell'orecchio?!

Di nuovo si presenta l'estesa finitudine funazziana: riesco a percepire la presenza di un lampione, più in là, e della notte che avvolge rarefatta e diffusa. Un gatto simboleggia le mie tre: Cleopatra, Mya e Lily in processione, venerate e veneranti, e portano come vessillo il tulipano giallo che è ulteriore simbolo delle cose che amo. E io le amo, infatti, sognante.

La cosa che più mi ha fatto piacere, ritrovando quel ritratto, stanotte, è il fatto che funazza mi abbia rappresentato non tanto come io sono, quanto come avrei voluto essere e sentirmi qualche ora fa...

Grazie funa'. Questo, soprattutto, non è solo un disegno a biro.

postato da: Solarithan alle ore 14:19 | link | commenti (10)
categorie: poesia, gatti, arti visive, pittura e disegno
martedì, 18 aprile 2006

De arte Funatia.


Chi è funazza? Anzi, la funazza?

Boh, sinceramente non lo so. So solo che è valdostano, che è un metafisico d'essai, che studia Arte o Cinema o tutt'e due. E che fa dei ritratti meravigliosi.

Ci sono anche altre cose sue che si possono ammirare (qui), ma mi preme parlare soprattutto di quei suoi ritratti. I dipinti mi piacciono, hanno moltissimo di evocativo, ma dopo un po' i colori, i soggetti tendono a darmi delle sensazioni diciamo sgradite. Nulla di artistico da eccepire, però.

Ma i suoi ritratti no; quei disegni così semplici e così complessi mi hanno colpito in maniera profonda. Lui li definisce così: “sono solo dei disegni a biro”. Io dico “ok, ma anche no”. Biro o non biro, me ne fotto: sono piccoli universi finiti in miniatura. Finiti, sì, ma che non limitano il loro spazio ai margini del foglio.

Di funazza amo la capacità di realismo nel suo rendere in maniera estremamente fantasiosa i volti. È metafisico, dicevo: non solo tira fuori dei volti praticamente identici nella fisicità, ma li arricchisce, in un corpus unico, dei dettagli dell'animo, della metafisicità dei soggetti. Sono piccole opere complete, ci puoi trovare tutto dentro: lineamenti, spirito e fantasia, il tocco dell'artista, la personalizzazione interpretata dei soggetti. Funazza osserva, digerisce e restituisce le figure identiche e ri-create allo stesso tempo.

Ma andiamo sullo specifico, please. Premettendo che questi portrait sono raffigurazioni di membri del forum di multiplayer.it, e che potete trovare loro, le immagini e la relativa discussione all'indirizzo http://forums.multiplayer.it/showthread.php?t=268320, passo a dissertare su alcune di queste creazioni.


Bill con le droghe in testa


Non so se è la mia preferita o una delle mie preferite. È la prima a esser venuta fuori, credo. Mi ricordo che mi fece morire dal ridere, per via del contesto che la generò. Mi piace il suo essere una variante dell'immagine di uno scrigno aperto. Bill ha la testa aperta, vi spuntano animaletti e flora varia. Bill ride, è sereno, ha totale fiducia nella capacità delle sue droghe in testa di appagarlo. E qui l'estesa finitudine non interessa l'aldilà del foglio, ma l'aldidentro del cranio. Il mondo immenso sta lì, e la giungla visibile è solo una casuale visione di tutto l'ecosistema che si cela lì dentro. Chiudi, riapri ed ecco che altre creaturine si mostreranno. Un po' come la Zed di dylandoghiana memoria.


Portrait de Funker


Funker sta lì. Ti guarda e sembra dirti “cazzo guardi?”, bello tranquillo e uno zinzino sornione. Quasi ti irrita, con quegli occhi aperti a metà, sguardo dall'alto verso il basso senza sicumera, però; perfino il suo amichetto la pensa così, è stanco di questo modo di fare. Ma il suo amichetto gli è tanto amico, fuma con lui, deve esserlo per forza. Ma dentro Funker la vita pulsa, proprio gli occhi lo dicono. E la sigaretta è protesi e sfogo e corsia preferenziale di questa vitalità. È conduttura, contenitore di passaggio. È coprotagonista. Che altro ci sarà dietro le spalle di Funker..?


Portrait de Martox


Martox-creatore di mondi. Lo sguardo intenso, determinato. Il cranio con due porte, l'interno geologicamente stratificato come un pianeta, centro mobile (preferibilemente in direzione sghemba) di un universo figlio. “Le vedi quelle palle dietro di me? E quella che si muove da dentro di me? Beh, le ho fatte io!” mi dice Martox. E le palle si muovono, vanno dentro e fuori, intorno, dietro, davanti, su e giù. Oltre il foglio, vive l'universo-Martox.


Portrait de Brian O Blivion


Disegno scultura, questo ritratto. Brian O Blivion reso con un non finito metascultoreo, metà blocco di marmo e metà fluidità corporea. Vogliamo continuare con i meta-? Metarappresentazione dell'arte, quell'Arte tanto amata dal soggetto da essere fieramente portata a mo' di vessillo. Note e psichedelia, esperienza e storia dalla barba e dagli occhi. In questo caso l'estesa finitudine si dipana delicatamente in raggi luminosi e le note vi svolazzano leggiadre e morbide in mezzo. E Brian ti guarda, fiero nell'orgoglio di essere nero e bianco allo stesso tempo, di assorbire e riflettere.


Portrait di Alcoolwarriors


Nostalgia e crinature di soffuso dolore vengono fuori in maniera discretissima e piena di dignità. Commovente.


Portrait de Headshot


Altro bellissimo ritratto. Mi piace leggerlo così: in realtà non è il mostriciattolo a portare Headshot, ma è Headshot stesso a trasportarsi per mezzo delle sue sensazioni e passioni personificate in quell'houmunculus dalla livrea a motivi concentrici. L'escursionismo, il raccogliere uno stelo d'erba e succhiarlo, la fatica stessa sono fonte di gioia per Headshot e lui si lascia vivere da loro.


Portrait de Supergrem


Ecco, questo è il più estendibile universo funazzesco. Grem nuota nel mare, poliposo e medusoso, un mare di concordia e serinità. Ride delicatamente, ma traspare tutta la felicità soddisfatta di trovarsi lì. Le due figurine medusose chi sono? Suoi figli? Creature di cui lui è divinità? Sinceramente non lo so, ma la sensazione di relax placido e appagante che questo disegno mi trasmette è tanta. Mi crea il sorriso.


Portrait de Hob Gadling


Ecco, questo è un altro che mi ha colpito fin da subito. Non mi spiego bene il perché, però. Mi piace l'idea che mi dà il dentifricio-Hob. Non è venuto fuori così dal tubetto. Si è riplasmato. E ride, della serie “Ah ah! Eccomi qui! Son Hob, mi occuperò dei vostri denti, perché sono il migliore a poterlo fare!” Come non dargli fiducia?



In conclusione: queste sono, ovviamente, mie interpretazioni e letture di questi ritratti. Sicuramente gli intenti di funazza erano opposti, ma a me son risultati così. Ho voluto solo condividerli, far sapere quanto mi fossero piaciuti.

No, funa', non sono solo disegni a biro...


postato da: Solarithan alle ore 17:32 | link | commenti (13)
categorie: poesia, arti visive, , pittura e disegno