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venerdì, 18 maggio 2007

Da seme a virgulto, da radice a stelo.

Qualche mese fa ho piantato in un vaso dei bulbini bianchi di Muscari Armeniacum.
Sono cresciuti, hanno fatto fiori improfumandomi il davanzale; poi ci hanno messo lo zampettino gli insetti, impollinando da fiore a fiore; sono usciti i fruttini, simili più o meno a scatolette verdechiaro con quattro lati concavi. Col passare dei giorni, gli steli coi frutti seccavano, e seccavano, e seccavano, fino a che le scatolette verdechiaro sono diventati aridi contenitori traslucidi a mostrare minuscole palline nere. Prima dell'infine, le scatolette si sono aperte, e al momento dell'infine sono arrivato io a sgranare quei piccoli chicchi scuri. Li sto tenendo in un contenitore delle sorprese dell'ovetto kinder. Li seminerò, così (come confermatomi dall'esperto Paolo delle caprette tibetane, che ringrazio anche qui) tra due anni avrò fiori di nuova generazione. L'anno prossimo mi accontenterò di fiori venuti fuori dagli stessi bulbi di quest'anno, che tra un po' tirerò fuori dalla terra e conserverò con cura.
Ecco i miei Armeniacum nel loro giovane splendore, come potevate già aver visto piuggiù.
Passando per tutt'altri motivi al Lidl, mi è capitato di trovare in vendita dei rizomi di Kniphofia Tritoma.
Simili agli Armeniacum, almeno a prima vista, come struttura, hanno dei colori autunnali e una fioritura tardoestiva. Mi è parso di capire che forse sono di dimensioni maggiori, ma vabbé, ci adattiamo, dài.
Armeniacum a primavera, Kniphofie in autunno. Chissà come andrà...

Perla parzialmente in tema, e al cui testo ho spudoratamente fregato il titolo del post: Cropduster, dal concerto alla Sports Arena a Toledo, Ohio, del concerto del Vote for Change Tour del 2 ottobre 2004.
Buon ascolto, e grazie dell'attenzione.

postato da: Solarithan alle ore 01:17 | link | commenti
categorie: natura, perle, gatti, magia, video, pearl jam, davanzale
domenica, 25 febbraio 2007

Noi siamo troppo avanti.



Può capitare che si pensi che Latina sia una città fascistoide, un tantino ignorantella sotto un'apparenza di fighettaggine sparsa qui e lì, oppure che la gente preferisca apparire più di quello che possa permettersi. Chessò, una bella macchinetta e niente in tasca. Si diceva pure che questa fosse (non  so se lo sia ancora) la città più protestata d'Italia, bancariamente  parlando.
Però c'è sicuramente un settore  in cui  mi sembra che eccelliamo: sto parlando dell'accoglienza e delle dinamiche d'integrazione degli immigrati. Ce n'è di tutti i tipi, polacchi, rumeni, ucraini, marocchini, immigrati, insomma. E vogliamo loro tanto bene.
L'ho capito sfogliando un giornale locale a distribuzione gratuita, il Latinaflash - Periodico di Latina e borghi.
L'articolo, che, devo dire, si distingue per spessore grammaticale-sintattico, si intitola

NASCE ORIZZONTI:UN PONTE
TRA ITALIA E UCRAINA

Il 10 dicembre scorso si è svolta alla presenza del Sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, la cerimonia d'inaugurazione dell'associazione culturale Italio-Ucraina, "ORIZZONTI".

"Wow!", penso, e vado avanti. Dopo i dettagli della serata, trascorsa, tra le altre cose, tra "balli e musiche folkloristiche ucraine, e dolci tipici realizzati dalle signore dell'associazione", si legge

L'Associazione "ORIZZONTI" nasce nel marzo 2006 [...] persegue lo scopo di mantenere un legame ed una tradizione tra gli immigrati ucraini e la loro terra d'origine."

Gran bella cosa questa, soprattutto se si tiene conto della condizione sociale ambigua in cui si trovano le persone emigrate: non più membri del loro paese, non ancora (e forse mai) parte effettiva del paese d'accoglienza (concetto molto ben espresso da Abdelmalek Sayad ne La doppia assenza, Raffaello Cortina Editore). In che modo, quindi, l'associazione "ORIZZONTI" può far da ponte tra 'sti due paesi? Leggiamo ancora.

L'Associazione si propone di realizzare diverse iniziative [...] tra cui un servizio di informazione e orientamento per i cittadini stranieri che fornirà informazioni sui temi normativi, sui diritti, sui servizi del Comune e sull'inserimento lavorativo [... e per i datori di lavoro informazioni su] flussi migratori e aggiornamenti sulle nuove procedure di assunzioni di stranieri".

Interessante. Utile. Si va avanti parlando di consulenze su materie legali e burocratiche e poi, e poi ciò che mi fa dire che gli vogliamo proprio bene a 'sti ucraini, anzi ucraine. Ecco quello che ho letto.

Saranno organizzati corsi di assistenza alle persone anziane, ovvero, corsi per "badanti" che riguarderanno diversi aspetti come corso di cucina base italiana con la illustrazione sulla preparazione di sughi, pasta, minestre, cottura di verdure e quant'altro occorra per far comprendere alla straniera le tradizioni e le abitudini di vita degli italiani, favorendone in questo modo un migliore inserimento, sia per loro stessi [loro stessi chi? La straniera femminilesingolare?] che per le famiglie ospitanti [favorendo un inserimento anche per le famiglie ospitanti?], che richiederanno l' assistenza.
Le future badanti potranno seguire un corso d'italiano ed imparare i termini d'uso quotidiano per una migliore e facile comunicazione ed impareranno anche il minimo necessario riguardo l'assistenza sanitaria in particolare sulla degenza degli anziani con specifiche esigenze relative a malattie da decupido, incontinenze ecc.ecc."

Dico sin da ora che il testo come lo leggete è tutto [sic], così come l'ho letto, inclusa la punteggiatura, fuorché le sottolineature e le parentesi quadre che son mie.
L'articolo prosegue parlando delle iniziative ulteriori ("corso di lingua e scuola settimanale per bambini con feste concerti ed escursioni; proiezione [una sola?] di film in lingua originale; abbonamenti a giornali e riviste ucraini inclusa consegna e diffusione [...] feste della domenica e divertimenti [...] negozio prodotti ucraini [...] Festival della cultura Ucraina."). Poi, la chiusura:

Un modo per non abbandonare le proprie tradizioni in un paese straniero tanto diverso, facendosi conoscere ed apprezzare in tutto e per tutto anche dagli stessi Italiani. In bocca al lupo Orizzonti!

Ora, qualche considerazione: innanzitutto mi chiedo se le "malattie da decupido" siano delle patologie legate a innamoramenti senili. Secondariamente, e l'ironia - sia chiaro - persegue, forse gli ucraini li amiamo non così tanto: ai maschi che gli insegnamo? A grattasse la panza? O vogliamo instillare in queste persone, oltre ai nostri valori tipici così preponderandemente veicolati dalla tradizione gastronomica, il rispetto della donna e l'importanza della sua presenza nel mondo lavorativo? Una sorta di quote ([cul]ina)rosa, dove (culina) sta per fornelli e [cul] sta per velocapitedasoliescusateperlacrudezzafinesoloaunartificioretorico, insomma.
Gli vogliamo davvero bene agli ucraini, bravi "ORIZZONTI"!, giusto mi chiedo se anche gli ucraini si vogliono così tanto bene.

Tiè, beccateve Wasted reprise - Life wasted, dal concerto di Portland del 20.VII.2006, giorno del compleanno di Stone Gossard. Testo.

lunedì, 23 ottobre 2006

Corollario ad Intervista hardita non fuit!

Scusate se doppioposteggio, ma prima mi ero scordato un postscriptum chepperò adesso ritengo meriti un post a parte.
Guardate questa foto degli Harduo.
Ora: Raffaello Indri non vi sembra identico a quel figone di Eddie Vedder in quella meraviglia di video che è Oceans? E Andrea Varnier non è forse identico al maestro Enrico Cremonesi di VivaRadio2?


postato da: Solarithan alle ore 01:00 | link | commenti (2)
categorie: musica, riflessioni, perle, pearl jam
sabato, 30 settembre 2006

Live @ Jools Holland.



L'emulazione è una gran cosa, il passaparola pure. Sul forum di pearl-jam.it hanno parlato di una performance dei nostri beneamati Peggièm al Jools Holland live show o qualcosa del genere [aggiornamento: il programma si chiama Later with Jools Holland, ed è un programma della BBC]. Ve la rigiro, sperando di fare cosa gradita. Grandi esecuzioni, intervista a Vedder e McCready e un originalissimo e cavalierrimo Vedder alla fine. Da non perdere, credo.
Il file .mpg è compresso e splittato, per via delle sue dimensioni. Quando avrete scaricato tutti e due i file, estraete il primo e poi, quando vi verrà richiesto, caricate il secondo (si vedono i numeri alla fine del nome del file, 01 e 02), completate dunque l'estrazione. Infine non vi resta che guardare e, all'occorrenza, sbavare...
Ecco i file, e saluti! L'HOST DEL FILE È SCADUTO DA TEMPO. CHI FOSSE INTERESSATO, MI LASCI UN COMMENTO E VEDRO' CHE COSA POSSO FARE.

Primo.

Secondo.

postato da: Solarithan alle ore 22:02 | link | commenti (3)
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
mercoledì, 27 settembre 2006

Corollario a Perle dal vivo!



Emulando qui e lì, ho trovato una serie di spezzoni del sottocitato concerto di Bologna dei Pearl Jam, girati e condivisi da un certo GINLEMON, che mi piacerebbe ringraziare di persona e cui vorrei stringere la mano per la sua generosità.
Sono spezzoni e quindi, per chi non è stato lì, magari poco interessanti. Ma lì in mezzo ho trovato un paio di chicche davvero piacevoli, degli aneddoti visuali... Il primo mostra Vedder che parla italiano, con un foglio in mano, esattamente come potete sentire nell'Even flow postata piuggiù. La seconda, invece, testimonia la spettacolare entrata in scena del figherrimo cantante al momento di Bushleaguer, sempre piuggiù. Per chi conosce i Pearl Jam magari questa non sarà niente di nuovo, ma chi non li ha mai visti dal vivo in qualche modo penserà almeno che Eddie Vedder sia fottutamente pazzo.
È meraviglioso...

Come sempre ringrazio Antonio per la foto.

Enjoy!

Chicca #1

Chicca #2

postato da: Solarithan alle ore 01:21 | link | commenti
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
martedì, 26 settembre 2006

Perle dal vivo!




Caldo. Caldo e sudato...
Potrei essere stato io, così. O uno dei tanti tizi accanto a me, o il mio amico Francesco. O la mia ragazza, ma lei con le desinenze al femminile. Il Palamalaguti intero... E loro cinque più uno, five plus (e non against) one: Eddie Vedder, Stone Gossard, Micheluzzo McCready, Jeff Ament, Matt Cameron e Boom (boom, boom! ) Gaspar.
Caldo, Vedder, nella voce, e sudato, quello quasi da subito. Perché lì dentro era fuckin' hot. Anzi no, era ustionante nella voce. Carne e ossa e note ed energia tutti mischiati e intrecciati da far confondere il caldo fuori con quello dentro.
Casalecchio di Reno (BO), 14.IX.2006.
Il concerto inizia con un paio di vocalizzi, una specie di richiamo Indiano d'America, e io abbocco subito, perché those ignorant Indians got so much on me...
E poi attaccano Elderly woman behind the counter in a small town. E continuano con altri ventiquattro pezzi, a comporre una scaletta forse un po' meno riuscita di quelle delle altre date italiane, ma l'unica a cui ho potuto assistere. E quindi la migliore.
Ci sarebbe tanto da scrivere, tra sensazioni, visioni ed emozioni. E c'è stato il male fisico della stanchezza di dieci ore di fila davanti ai cancelli (attesa bruciata da un manipolo di ingenui fessacchiotti che, ingannati stupidamente da un mezzo accordo di un tecnico addetto al soundcheck, si sono accalcati sotto al palco, portando me e la mia Principessa a sceglierci un posto meno selvaggio sin da prima dell'inizio della performance del gruppo spalla, i My morning Jacket...). C'è stata la pioggia, leggera-ma-non-troppo, a rendere meno noiosa l'attesa, cercando un qualche sistema per non bagnarci troppo. E poi il già citato caldo tropicale nel palazzetto.
Vederli dal vivo, vivi, è stato emozionante, tantissimo. Scritto così è banale, ma non lo è altrettanto a ricordarlo, magari ascoltando il bootleg ufficiale, con i battiti di mani del pubblico in mezzo a Save you, o i discorsi in italiano di Vedder, che deve aver preso lezioni di dizione da papa Wojtyla, con le luci (tutte verdi in Green Disease o tutte bianche durante Baba O'Riley) che riemergono sotto forma di visioni durante l'ascolto.
Tante, tantissime cose, mille dettagli che vanno e vengono dalla mente, così come accade ogni volta che si vuole ricordare qualcosa di speciale. Perché questo, in fondo, è stata quella serata, mettendo da parte le retoriche da fanboy: un paio d'ore meravigliose, il concretizzarsi di un'attesa fatta di ore e ore di ascolto spalmate in otto anni di pearljamaggine, di canzoni cantate a squarciagola in macchina e nel parcheggio deserto di un centro commerciale, quando le suonavo insieme al succitato amico Francesco (tra l'altro attualmente chitarrista di una tribute band dei PJ di queste parti, i Wishlist. Lui sì che è bravo con la chitarra, non come me...), di pulsioni artistiche sottopelle, localizzate principalmente nella zona tra lo sterno e il pomo d'adamo.
Sono felice di esserci stato e sarò felice se mi ricapiterà.
Ed ecco qualche Perla veramente marmellatosa, naturalmente tratta dal concerto.

Elderly woman... . Severed hand. Even flow. Bu$hleaguer. Indifference.




P.S.: Ringrazio Antonio M. per l'immagine usata in questo post. Lui ancora non lo sa,e se riterrà oportuno che non debba star lì, una volta saputolo, la toglierò. Nel frattempo, vi consiglio di sfogliare gli altri suoi scatti, che trovate qui.

postato da: Solarithan alle ore 01:53 | link | commenti (12)
categorie: musica, poesia, perle, fotografia, concerti, pearl jam
sabato, 24 giugno 2006

'Nduja!


Avete per caso acquistato delle pizze margherita surgelate a buon mercato? Vi siete resi conto che hanno l'origano (peraltro insapore) al posto del basilico e vi saltano i nervi gastronomici? Avete capito mangiando la prima delle quattro che non è che fanno schifo, ma il loro essere quasi insapori e metalliche nel retrogusto vi urta non poco?
Se la risposta è si, allora ho la soluzione per voi! Prima di infornarle, cospargetele moderatamente di ottima 'nduja calabrese! Il sapore non sarà più inesistente, ma di un aromatico, bollente, avvolgente gusto. Scoleranno olio rosso-fuoco i tranci, ma almeno avranno una consistenza non solo tattile. Godrete come mai prima di fronte a un cibo medio-scadente.
Attenzione, però. Dovete badare ad alcuni dettagli.
Siete calabresi? Tranquilli, non correte alcun pericolo; anzi, il vostro senso di appartenenza alla regione aumenterà orgogliosamente, forte delle conferme che il piccante solo sa dare.
Siete normali individui che aspirano alla cittadinanza gastronomica calabrese, e che amano visceralmente il peperoncino e i suoi derivati in quantità spasmodica? Se siete ben allenati, allora ve la caverete facilmente; in caso contrario, soffrirete, ma con soddisfazione.
Siete normali individui e basta? Allora perderete temporaneamente la percezione delle guance, crederete che la mascella vi stia cadendo rovinosamente e priva di vita, la lingua sarà simile a un fulmine globulare incandescente e pulsante. Vi conviene cominciare a percorrere la Via del Piccante a piccoli passi, con peperoncino in polvere aggiunto moderatamente, magari solo a un angolo della portata. Al massimo osate con del salamino piccante, solo dopo tanto allenamento costante potrete accompagnare i bocconi con morsi di peperoncino verde fresco.
Perché la 'nduja è Hard to imagine...
Testo qui.

P.S.: Grem, se passi di qua, sappi che pensavo anche a te mentre scrivevo 'sta roba...

postato da: Solarithan alle ore 17:13 | link | commenti (12)
categorie: poesia, perle, pearl jam, cucina e gastronomia
domenica, 28 maggio 2006

Ave, ave!

Da molto non posto una Perla; il ritmo stesso di questo blog giallo e fiorito nelle intenzioni si è allentato.
Rimediamo subito.
Hail, hail è una delle canzoni d'amore più belle mai scritte, secondo me, e forse quella che più sento capace di far vibrare le mie corde artistico-sentimentali.
Poco da dire, al riguardo, tranne qualche dettaglio che voglio esprimere.
Innanzitutto la sinestesia: questa canzone per me è rosaviola. Per rosaviola intendo un colore che sta a metà tra il rosa e il viola, appunto, un lilla brillante e chiaro, o un rosa più cupo e morbido. Una tinta pastello a grana grossa, come stesa su un foglio rozzamente granuloso. Con minuscoli contrasti ombra-luce.
I don't wanna think, i wanna feel! Quanta grazia di pretesa! Quanto spasmodico desiderio di amore chiesto e dato! Passione...
Are we going to the same place? If so, can I come? Discreta richiesta di esser presente, ma con rispetto. Amore è innanzitutto dare, e dare implica tra i suoi oggetti anche la libertà per l'altro.
Are you woman enough to be my man? Essere donna a tal punto da esser uomo. Guida, base solida, sostegno, forza, fiducia, sicurezza, passione tosta. I ruoli vanno a farsi friggere. È la totalità dell'interscambio, è l'uno e l'altro e il loro totale e il totale che due unità singole danno restando unità singole. Completezza di cuore e sentimenti...
Bandaged hand in hand... Legame dolce e solido. Mani legate da un doppio nastro che non si scioglie.
Stringete la vostra alla mano del vostro uomo o della vostra donna, legatela. Stringetele in un abbraccio di seta fittizia nella materia e iper-esistente nella forma cordis...
Ave, ave agli innamorati! Ave a quelli fortunati...



Testo qui.

postato da: Solarithan alle ore 14:42 | link | commenti (4)
categorie: musica, poesia, perle, pearl jam
lunedì, 24 aprile 2006

Is fotografias e sa fotografa.


Oggi scrivo delle fotografie di Morettina.
È piuttosto difficile riuscire a delineare una struttura per questo post. Nel momento in cui lo concepivo non mi ero reso conto di quanti spunti offrisse, tra cui perfino un collegamento abbastanza diretto con i Pearl Jam (ma di questo parlerò meglio più in là).

Per chi non lo sapesse, Morettina è la moderatrice del forum di bloopers.it (please vedere e magari clickare i linki a lato). E solo per questo, spulciando tra il suo profilo e la sua firma nel forum, ho scoperto che fotografa e i siti che raccolgono le sue fotografie. E ho molto apprezzato i suoi scatti.

Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto, una necessaria premessa: io non sono un esperto di fotografia, né credo di far riferimento a particolari chiavi di lettura nel momento in cui ne leggo una. Semplicemente, posso apprezzarla o no, e magari tirarne fuori un'interpretazione. Ed è una delle cose che farò in questa sede. Secondariamente non sarò solo io l'autore di questo post: Morettina stessa ne sarà parte attiva, con le sue foto, naturalmente, ma anche con le parole. È stata così gentile, infatti, da rispondere ad alcune mie domande in una specie di intervistina che si potrà leggere più avanti.

Le opere di Morettina si possono trovare a due indirizzi: il suo sito personale, e la sua galleria su deviantART. Proprio in quest'ultima ho scoperto con sorpresa e con quella sorta di entusiasmo da fan il collegamento ai PJ cui accennavo supra: il soggetto della foto intitolata Towards the sky è la stessa che abbellisce il booklet di Yeld e la copertina del singolo di Given to fly, solo da un'altra angolazione.

Se dovessi definire quella che potrebbe a mio avviso essere la spinta di Morettina verso la fotografia, lo farei dicendo che consiste nel palesare, per dargli forma e mantenerlo vivo, il suo legame con la terra. Con la terra dove vive, la Sardegna e in particolar modo Cagliari, con la terra delle donne e degli uomini, della natura più o meno trasfigurata, degli edifici, dei fiori, degli animali. Solo una foto, tra quelle presenti nel suo sito, non rientra in questo gruppo. È la prima che ho visto, e la prima che mi ha colpito. Non avendo badato al titolo, a una prima occhiata mi era sembrata una parete o qualcosa del genere, salvo poi scoprire che era il dettaglio di lana intessuta. Si intitola, infatti, Wool. Ha un nonsoché di intimistico, mi rimanda alla sensazione di un abbraccio, i suoi colori danno calore.

L'attenzione per il dettaglio si ravvisa soprattutto nella prima galleria, Architecture, dove l'obiettivo tende a sezionare l'ambiente urbano e a cogliere singole manifestazioni architettoniche, o al massimo a incitare a ciò che contorna il palazzo a stringersi e a provare a entrare nel fotogramma. Parlo di Where flying dreams come true, in cui l'occhio corre lungo le linee della struttura, salvo poi accorgersi di una luce che brilla più sotto e vuole farsi notare; di Chatting, dove l'aquila ascolta il mascherone lamentarsi di quella posizione scomoda; di Old Town, in cui un pezzo di Cagliari è affiancato da piante, rocce e dalla sensazione di calore del sole in un tutt'uno che mi sa di primo pomeriggio di relax.

La sezione People è quella che mi invita ad un'analisi più appassionata e magari confacente ai miei interessi. Come spesso succede, le foto di persone dicono molto di più di quello che apparentemente mostrano. Sanno parlare del soggetto, certo, ma anche dell'autore dello scatto, ne disvelano l'occhio e la presenza, raccontano storie e contesti e anime.
Life is heavy to carry on è un'immagine dettaglio e universale allo stesso tempo. È segno tangibile della fatica di una vita e di tante vite come quella. È anonima e personale allo stesso tempo. E marca nettamente la differenza tra la stanchezza costante, quasi eterna abitudine, della donna clochard e quella temporanea, un lungo sbadiglio d'attesa annoiata, del viaggiatore appoggiato al carrello sulla destra.
Rain of light racchiude l'essenza esteriore del rito religioso, manifestandone l'addobbo nello stendardo di Maria Stella del mare, nella divisa tirata a lucido del marinaio e nella pioggia pirotecnica, ma suggerisce anche allo sguardo profondo l'anima del rito stesso: nel corpo leggermente reclinato del giovane si intuisce l'attenzione e l'ascolto verso il rito, mentre dal contrasto netto luce-ombra traspare la forza misterica del momento rituale (e mi piace vedere che sul corpo che indica la presenza umana luce ed ombra siano in realtà gradualmente avvicendantisi; anima e corpo non possono far altro che convivere prevalendo o soccombendo secondo i momenti e le circostanze).
Regina è stupenda nel suo spiegarsi come descrizione densa (rubo spudoratamente e presuntuosamente la definizione a Clifford Geertz): presente e passato e futuro si fondono e scorrono attraverso gli occhi di Regina. Il passato alle sue spalle è offuscato, confuso, massa indistinta (per l'osservatore) di ricordi e vita che trovano forma netta solo nelle rughe del volto di lei. La donna è assorta, lo sguardo sembra essere perso ed errante, nostalgico e sognante, ma i riflessi sugli occhi sono segno di una consapevolezza indirizzata al futuro. Regina sa guardare avanti senza dimenticare, non volendo dimenticare. Con l'abito e gli orecchini tadizionali, questa donna, bellissima nel suo essere segno evidente di luoghi e tempi, è crocevia di epoche e vite.
L'esatto contrario della bimba di Sugar girl, del tutto proiettata solo nel suo presente di zucchero e dita da leccare, di sbarazzina vanità di trecce, di luce e colori. Se non fosse per quegli orecchini tanto simili a quelli di Regina...
I mondi di Regina e Sugar girl non sono distanti, non sono altro che parti sezionate di un continuum. Lo dimostra Granny's pride, in cui il presente di nonna e nipote ricongiunge e armonizza le singolari, distanti vite delle due foto precedenti, condendole di gioia e serenità.

Non mi soffermerò molto sulla sezione Sea and Land, se non per dire che sono splendide foto da cartolina (come una di loro esplicitamente fa intendere) molto curate ed evocative. Solo qualche parola per Freedom: immagine mozzafiato nella sua dinamica staticità, nel suo intensissimo istante di tensione in forte contrasto con la placidità del paesaggio.

Della sezione Nature adoro l'attenzione al particolare, al disvelamento di quello che compone i grandi paesaggi delle foto precedenti (un po' come la gerarchia delle foto di Architecture). Considero I'll catch you una foto del tutto riuscita negli intenti, secondo quanto dirà Morettina più avanti: mi fa ridere, tanto. Dream on sembra uno scorcio di savana. Flowers è la tenerezza resa immagine: gli espressivissimi occhi del cucciolo scaldano il cuore, e l'accostamento col fiore dà a quest'ultimo quasi una parvenza di vita animale.


Ed ora lascio la parola a Morettina. La ringrazio molto per aver risposto alle mie domande, permettendomi di porre la ciliegina su questa torta-post.


Allora, iniziamo con una di quelle domande un po' stupide e che, credo, possano significare tutto e niente. Perché fotografi, Morettina? E da quando lo fai?

Fotografo semplicemente perché mi capita spesso di imbattermi in immagini, scene, persone che mi suscitano un'emozione. Spesso si tratta di situazioni che per la loro natura fugace solo con la fotografia possono essere fermate: certe condizioni di luce, l'espressione di un viso, per esempio. Ho scoperto la fotografia molto tardi - diciamo circa tre anni e mezzo fa.

Quando fotografi, hai un soggetto o una categoria di soggetti preferita, concepisci gli scatti secondo categorie, o la disposizione delle foto sul tuo sito riflette un'organizzazione posteriore al momento della creazione dell'opera? Semplificando, fai foto pensando "questa è una foto architettonica, questa di paesaggio", oppure semplicemente apri e chiudi l'obiettivo e poi dici "Mmm, questa la metterò tra le foto di persone!"?

Ho iniziato soprattutto fotografando paesaggi naturali e angoli della mia città, che amo molto, ma più recentemente trovo interessanti anche alcuni soggetti umani. Non mi capita di andare in giro con la mia reflex pensando di scattare soltanto foto appartenenti ad una certa categoria: semplicemente mi guardo intorno e scatto tutto ciò che mi piace.  Le categorie in cui ho diviso le immagini nel sito nascono più che altro da una questione di praticità per il visitatore del sito stesso...

Penso che, nelle tue foto, natura e paesaggio umano è come se si trovassero in lotta, in un continuo fronteggiarsi. Penso giusto? E tu che pensi in proposito?

A volte sì, è vero che natura e insediamenti umani spesso appaiono in contrasto (soprattutto in alcune foto, Humans will not prevail o Menace over the town ad esempio).  Di solito comunque cerco di evitare di riprendere le brutture create dall'uomo, quando queste deturpano sul serio il paesaggio. E mi piace molto invece quando c'è una buona simbiosi fra i due piani.

Usi il fotoritocco? Per quale motivo?

Di solito uso il fotoritocco con la maggiore parsimonia possibile, soprattutto per migliorare il contrasto fra toni chiari e scuri, o in alcuni casi per rendere monocromatica una immagine a colori. Evito gli effetti speciali, i cambiamenti artificiosi delle tonalità e cose del genere. Trovo però che photoshop sia estremamente utile anche per il tipo di ritocco che faccio io, che normalmente sarebbe ottenibile in camera oscura con procedimenti piuttosto complessi. Digitalmente invece è tutto più semplice e rapido.

Vorresti commentare alcune delle fotografie da me preferite?

Con molto piacere :D

Building

Questo è uno dei pochi casi in cui il fotoritocco è piuttosto avanzato, in quanto è stato necessario correggere la deformazione prospettica data dalla lente. Volevo invece ottenere linee perfettamente dritte, e questo sarebbe stato possibile solo con alcuni obiettivi molto costosi o con macchine fotografiche a grande formato. Mi ha sempre colpito, questo edificio, per la solarità dei suoi colori in un contesto urbano molto grigio e per il suo carattere quasi da casa di bambola. E pensare che invece è la sede di una banca...

The city of fairies

Questa è stata scattata in un bel parco di Cagliari, Monte Urpinu, in un angolo tranquillo dove si sente un piacevole senso di armonia fra il verde e le abitazioni poco lontane. Quel giorno, poi, i toni pastello del cielo e quelli dei muri della città antica illuminati dal sole erano davvero spettacolari. L'atmosfera nel complesso era quasi fiabesca, da cui il titolo.

Chatting

Un dettaglio di una vecchia villa abbandonata, in un altro parco non lontano da casa mia. Mi piaceva la strana corrispondenza emotiva fra l'aquila e la maschera...

Life is heavy to carry on

E' una delle mie foto preferite... Tu che eri presente forse ricorderai che l'ho scattata di fretta prima che lei si accorgesse di essere ripresa. Questa infatti è l'unica immagine che sono riuscita a scattare. Quando si è voltata, avvertita da un'altra donna che mi aveva vista, ho smesso di riprenderla perché - giustamente - era parecchio infastidita, anzi, a dirla tutta, piuttosto infuriata... :D [come dimenticare le ingiurie e gli sputi in terra a mo'  di maleficio? n.d.R.] L'ho pubblicata comunque, sia perché non è riconoscibile, sia perché la vedo più che altro come un'immagine dal significato fortemente simbolico e come tale universale più che legata alla sua condizione individuale.

Regina

Questa donna, ottantenne, ha una faccia favolosa, secondo me. Tutta la sua storia è nei segni profondi del viso, nella tristezza degli occhi. Oltretutto indossa ancora il costume tradizionale sardo, in particolare una bella camicia orlata di pizzi. Credo che qui il tono seppia fosse un must...

Freedom

Un'altra delle mie preferite... Oltre alla bellezza del posto (le Rocce Rosse di Arbatax), ai colori bellissimi del mare e della pietra, personalmente mi trasmette ogni volta che la vedo un gran senso di gioia. Quel pomeriggio ho scattato diverse foto di questi ragazzi giovanissimi che si lanciavano dalle rocce, un paio di loro dal punto più alto. Questa però è la più significativa, soprattutto per la bellissima armonia del volo d'angelo.

I'll catch you

Mi piace l'idea che una foto possa regalare un sorriso. La buffa caccia delle anatre è divertente da fotografare, se si riesce a trovare il momento giusto. In questo caso sono stata abbastanza fortunata da poter sfruttare una buona composizione in diagonale. Peccato che le condizioni di luce non fossero delle migliori.

Flowers

Il piccolino era piuttosto intimorito, non sapeva bene cosa fare anche se la macchina fotografica lo incuriosiva molto. E' un'immagine molto tenera.


 


Come Perla quotidiana, corollario a questo post, ho scelto, giustamente, una canzone di Yield, Faithfull. La trovate qua, e ne leggete il testo qui. È tratta dal concerto al Velodromo San Sebastian, Spagna, del 26 maggio del 2000.

Buon ascolto, e grazie dell'attenzione.








postato da: Solarithan alle ore 15:11 | link | commenti (2)
categorie: natura, musica, poesia, perle, interviste, arti visive, fotografia, pearl jam
giovedì, 20 aprile 2006

The bastard that married his mum...

Qualche post più sotto, quello di Inside Man, annunciava questa canzone. Sto parlando di Better man, canzone di Vitalogy, ma scritta da Eddie Vedder, il cantante, già alcuni anni prima che il gruppo nascesse (se non erro, lo fece intorno ai 15 anni). Già dal titolo, e da quella premessa "The bastard that married my mum...", si capisce che di un maschio si parla. A quanto ne so, dovrebbe essere il secondo marito della madre di Vedder, non il padre naturale di questi. E il nostro Eddie non ne aveva grande stima.
Toccante il ritornello, e poi in particolre la frase "Talkin' to herself, there's no one else who needs to know...".
La potete ascoltare cliccando qui.
Questa è la versione tratta da un concerto del 2000 a Seattle, presente in video anche nella raccolta di performance dal vivo del DVD "Pearl Jam - Touring Band 2000".
Buon ascolto!

EDIT: a pensarci bene la frase "...di un maschio si parla" non è corretta. La canzone parla della madre di Vedder, e solo indirettamente del tizio.






P.S.: Le ultime frasi, quelle non presenti nel testo, sono improvvisate (oppure potrebbero essere una citazione di qualche brano che non conosco - i Pearl Jam lo fanno spesso). Dato che il mio orecchio verso l'inglese non dà sempre il massimo dei frutti che mi aspetterei, qualcuno di voi (uno a caso, tipo Bill...) potrebbe aiutarmi a capire quello che canta Vedder, per piacere? Mi fareste un favore immenso: non sapete quanto sia frustrante sentire quel brano in auto, sentirsi ribollire le vene di estasi e trasporto musicali però non poter cantare proprio quell'ultima parte. O meglio, biascicare parole inesistenti o quasi e poi ad arrivare a un liberatorio, quanto però incompleto "I GOTTA GOOOOOOOH - OOOOH - OOOOH...". Su, su: fatemi sentire un po' meno ridicolo!


 

postato da: Solarithan alle ore 11:48 | link | commenti
categorie: musica, perle, pearl jam