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sabato, 21 luglio 2007

Lautari string back!



...questa volta indossavo una camicia grigia a maniche corte e niente panama, e neppure loro erano gli stessi.
Ma con la stessa contentezza, e per caso, mi sono imbattuto di nuovo nei Lautari, davanti la chiesa dell'abbazia di Fossanova. Stavolta erano in quattro, sempre Katharina Pesch al violino, Paolo di Massimo al mandolino più una bravissima cantante e suonatrice di bodhrán, Eva Danesi (credo) e un chitarrista di cui non conosco il nome.
Le similitudini con il concerto dell'anno scorso sono tante: la musica, innanzitutto, i bambini ballerini, la piacevolezza dell'esecuzione, i CD Live at Matt Molloy's in vendita. Con la differenza che, in quartetto, la musica è stata di più ampio respiro e che, se possibile, sonostati ancora più bravi.
In particolare, tra le cose rimaste le stesse, la didattica dei Lautari, leggera ed esauriente allo stesso tempo: lo sapete che le street jigs sono in 9/8, diversamente dalle jigs vere e proprie che sono in 6/8? Io prima no, adesso sì.
Alla fine, abbiamo fatto una chiacchierata veloce con Katharina Pesch, che, pensa un po', ci ha detto, tra le altre cose, che fanno concerti anche per i matrimoni.
Chapeau, signori.

postato da: Solarithan alle ore 01:56 | link | commenti (5)
categorie: musica, concerti, culture
sabato, 30 settembre 2006

Live @ Jools Holland.



L'emulazione è una gran cosa, il passaparola pure. Sul forum di pearl-jam.it hanno parlato di una performance dei nostri beneamati Peggièm al Jools Holland live show o qualcosa del genere [aggiornamento: il programma si chiama Later with Jools Holland, ed è un programma della BBC]. Ve la rigiro, sperando di fare cosa gradita. Grandi esecuzioni, intervista a Vedder e McCready e un originalissimo e cavalierrimo Vedder alla fine. Da non perdere, credo.
Il file .mpg è compresso e splittato, per via delle sue dimensioni. Quando avrete scaricato tutti e due i file, estraete il primo e poi, quando vi verrà richiesto, caricate il secondo (si vedono i numeri alla fine del nome del file, 01 e 02), completate dunque l'estrazione. Infine non vi resta che guardare e, all'occorrenza, sbavare...
Ecco i file, e saluti! L'HOST DEL FILE È SCADUTO DA TEMPO. CHI FOSSE INTERESSATO, MI LASCI UN COMMENTO E VEDRO' CHE COSA POSSO FARE.

Primo.

Secondo.

postato da: Solarithan alle ore 22:02 | link | commenti (3)
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
mercoledì, 27 settembre 2006

Corollario a Perle dal vivo!



Emulando qui e lì, ho trovato una serie di spezzoni del sottocitato concerto di Bologna dei Pearl Jam, girati e condivisi da un certo GINLEMON, che mi piacerebbe ringraziare di persona e cui vorrei stringere la mano per la sua generosità.
Sono spezzoni e quindi, per chi non è stato lì, magari poco interessanti. Ma lì in mezzo ho trovato un paio di chicche davvero piacevoli, degli aneddoti visuali... Il primo mostra Vedder che parla italiano, con un foglio in mano, esattamente come potete sentire nell'Even flow postata piuggiù. La seconda, invece, testimonia la spettacolare entrata in scena del figherrimo cantante al momento di Bushleaguer, sempre piuggiù. Per chi conosce i Pearl Jam magari questa non sarà niente di nuovo, ma chi non li ha mai visti dal vivo in qualche modo penserà almeno che Eddie Vedder sia fottutamente pazzo.
È meraviglioso...

Come sempre ringrazio Antonio per la foto.

Enjoy!

Chicca #1

Chicca #2

postato da: Solarithan alle ore 01:21 | link | commenti
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
martedì, 26 settembre 2006

Perle dal vivo!




Caldo. Caldo e sudato...
Potrei essere stato io, così. O uno dei tanti tizi accanto a me, o il mio amico Francesco. O la mia ragazza, ma lei con le desinenze al femminile. Il Palamalaguti intero... E loro cinque più uno, five plus (e non against) one: Eddie Vedder, Stone Gossard, Micheluzzo McCready, Jeff Ament, Matt Cameron e Boom (boom, boom! ) Gaspar.
Caldo, Vedder, nella voce, e sudato, quello quasi da subito. Perché lì dentro era fuckin' hot. Anzi no, era ustionante nella voce. Carne e ossa e note ed energia tutti mischiati e intrecciati da far confondere il caldo fuori con quello dentro.
Casalecchio di Reno (BO), 14.IX.2006.
Il concerto inizia con un paio di vocalizzi, una specie di richiamo Indiano d'America, e io abbocco subito, perché those ignorant Indians got so much on me...
E poi attaccano Elderly woman behind the counter in a small town. E continuano con altri ventiquattro pezzi, a comporre una scaletta forse un po' meno riuscita di quelle delle altre date italiane, ma l'unica a cui ho potuto assistere. E quindi la migliore.
Ci sarebbe tanto da scrivere, tra sensazioni, visioni ed emozioni. E c'è stato il male fisico della stanchezza di dieci ore di fila davanti ai cancelli (attesa bruciata da un manipolo di ingenui fessacchiotti che, ingannati stupidamente da un mezzo accordo di un tecnico addetto al soundcheck, si sono accalcati sotto al palco, portando me e la mia Principessa a sceglierci un posto meno selvaggio sin da prima dell'inizio della performance del gruppo spalla, i My morning Jacket...). C'è stata la pioggia, leggera-ma-non-troppo, a rendere meno noiosa l'attesa, cercando un qualche sistema per non bagnarci troppo. E poi il già citato caldo tropicale nel palazzetto.
Vederli dal vivo, vivi, è stato emozionante, tantissimo. Scritto così è banale, ma non lo è altrettanto a ricordarlo, magari ascoltando il bootleg ufficiale, con i battiti di mani del pubblico in mezzo a Save you, o i discorsi in italiano di Vedder, che deve aver preso lezioni di dizione da papa Wojtyla, con le luci (tutte verdi in Green Disease o tutte bianche durante Baba O'Riley) che riemergono sotto forma di visioni durante l'ascolto.
Tante, tantissime cose, mille dettagli che vanno e vengono dalla mente, così come accade ogni volta che si vuole ricordare qualcosa di speciale. Perché questo, in fondo, è stata quella serata, mettendo da parte le retoriche da fanboy: un paio d'ore meravigliose, il concretizzarsi di un'attesa fatta di ore e ore di ascolto spalmate in otto anni di pearljamaggine, di canzoni cantate a squarciagola in macchina e nel parcheggio deserto di un centro commerciale, quando le suonavo insieme al succitato amico Francesco (tra l'altro attualmente chitarrista di una tribute band dei PJ di queste parti, i Wishlist. Lui sì che è bravo con la chitarra, non come me...), di pulsioni artistiche sottopelle, localizzate principalmente nella zona tra lo sterno e il pomo d'adamo.
Sono felice di esserci stato e sarò felice se mi ricapiterà.
Ed ecco qualche Perla veramente marmellatosa, naturalmente tratta dal concerto.

Elderly woman... . Severed hand. Even flow. Bu$hleaguer. Indifference.




P.S.: Ringrazio Antonio M. per l'immagine usata in questo post. Lui ancora non lo sa,e se riterrà oportuno che non debba star lì, una volta saputolo, la toglierò. Nel frattempo, vi consiglio di sfogliare gli altri suoi scatti, che trovate qui.

postato da: Solarithan alle ore 01:53 | link | commenti (12)
categorie: musica, poesia, perle, fotografia, concerti, pearl jam
domenica, 23 luglio 2006

Dolly del mareee prooofoondo!



Beh, un concerto di De Gregori, nonostante le mie mille attuali riserve sul suo conto, resta sempre un concerto di De Gregori, perdipiù se è gratis (offerto dalla Nuova Casearia dell'Agro Pontino, con il patronato di Gilberto Trovini).
Stasera a Pontinia (LT) ho avuto la possibilità di godere di questo dono.
Mille riserve, dicevo... In parole povere: non amo quasi per niente la produzione degregoriana degli ultimi anni, da Amore nel pomeriggio, diciamo, eccezion fatta per Pezzi, che reputo un buon disco (ma non troppo); Calypsos è stato per me inascoltabile, non ce l'ho fatta a finirlo. Spero di recuperare, prima o poi, almeno a titolo di cronaca. Mi piacciono molto Cardiologia e Per le strade di Roma e odio visceralmente La linea della vita.
Sono arrivato che il concerto era già iniziato, e sono stato contento che le note che mi arrivavano dalla distanza fossero proprio (almeno mi è sembrato) quelle di quest'ultima canzone. Una di meno, via.
Oltre ai lavori in studio, non amo e spesso detesto certi rimaneggiamenti di vecchie canzoni del Principe. Non perché penso cose tipo "Oh, ha toccato i classici! Sacrilegio!!!", ma semplicemente perché non mi piace come le riarrangia. Echi folk, country, pseudorock e vattelappesca... Mentre ascoltavo questi pezzi per me quasi fastidiosi pensavo a quello che avrei potuto scrivere qui, non ero coinvolto per niente, divagavo, rosicavo pesantemente... E ho pensato che tanti pezzi sono stati diluiti e appesantiti, non sono evoluti, sono invecchiati... Hanno acquistato battute in più e una struttura monotona e sempre uguale (tra l'altro caratteristica di tanti suoi pezzi recenti), perdendo al contempo riff, concertazione e presenza da protagonista di singoli strumenti, e soprattutto mordente. Due palle, insomma. E due palle tristi se penso a Compagni di viaggio o a L'Agnello di Dio, due miei capisaldi di quel mio personale capisaldo che è Prendere e lasciare (trovate i testi qui): la prima piatta, la seconda ha perso tanta della sua energia con la rimozione di quel suo riff incisivo e tagliente e un nuovo testo quasi ridicolo ("Ecco l'Agnello di Dio seduto in cima al mondo, che comanda tutto il mondo" o giù di lì... Sembra una nenia da vecchie storie di Dylan Dog); non bastano delle chitarre elettriche distorte, a mio avviso, per renderlo un pezzo migliore, o semplicemente una valida versione alternativa. Era rock non nel senso cinetico, ma geologico del termine: un macigno pesantissimo.
Ma non è stata tutta delusione, nossignori. Stavolta non ci sono rimasto male, ho goduto da matti, oh sì! Non è stato solo quel De Gregori che non mi piace (a me, poi, non dico che sia brutto a prescindere!). Il Principe si è mostrato per quello che è nel mio cuore: ha tirato fuori gioielli stupendi, ha fatto Rimmel, La donna cannone, I matti (testo verso la fine del link).
E ha cantato, questa sì arricchita da un bell'arrangiamento non devastatore, L'uccisione di Babbo Natale! Ero commosso, godevo, ero felice. Così com'ero felice alla fine, quando cantavo a squarciagola Bufalo Bill, un'altra delle mie preferite, e quando De Gregori invitava il pubblico a urlare l'OOOH OOH OOOH! del finale,e poi a sussurrarlo, risultando sexy, a sentir lui... I cori iniziavano un attimo prima del giusto attacco, ma che importa? Lui è stato socievole e piacevolmente amichevole. La delusione è durata poco, non pensavo a scrivere niente qui in quei mentre. Ero felice.
E c'è poi, e però, da dire che non è che tutti i nuovi arrangiamenti fossero pessimi... Niente da capire forse è stata un po' lunga, ma era morbida e dolce, bagnata di gocce di pianoforte. La storia non mi sembrava così malaccio come nel recente passato.Una maglietta alla fine ci sarebbe stata bene, ma non c'era la taglia...
Ma questo concerto è stato straordinario, ed è questo che conta. Straordinario in sè, e straordinario perché è stato capace di suscitare in me vecchie emozioni, di far rinascere in buona quantità quel ragazzino felice che ero poco più di nove anni fa, il 19 luglio 1997, al mio primo concerto di De Gregori, a Priverno (sempre LT). Era il tour di Prendere e lasciare, quello che dette vita al live de La valigia dell'attore. I musicisti erano diversi, le chitarre si sentivano, la musica degregoriana fu molto più rock allora di quella che si presuppone, stando a quello che dicono, debba essere adesso. O un anno fa, a Roma, in un Palalottomatica dall'acustica orrida durante un mediocre concerto da 25 euro. I musicisti di adesso non mi piacciono, non c'è un assolo che sia veramente tale, gli strumenti mi sembrano trascurati. Ma va bene così, dài.
Perche stanotte sono tornato felice.

postato da: Solarithan alle ore 02:57 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesia, concerti, de gregori