
Caldo caldo, ma tendente al tiepido, della visione di questo film. Stupefatto dalle aspettative non solo appagate, ma disattese in positivo. Non credo di aver visto altri film di Spike Lee, tranne l'altro unico di cui ho memoria, cioè Mo' Better Blues (con un ben più giovane e assai più sensuale Denzel Washington)... Inside man è il classico
film che piace a me: plot complicato e sufficientemente fantasioso, personaggi ben resi, cura dei dettagli, ironia, tensione, durata luga ma non pesante, equilibrio, cast di qualità con attori
fighi (Denzel Washington in primis, ma anche Willem Dafoe, Jodie Foster e la new entry nella mia lista personale Clive Owen).
Non sto a riportare la storia, perché ridurla all'accenno di trama presente su questo o quel sito, questa o quella rivista, sarebbe un po' sminuire la portata reale del soggetto.
La sceneggiatura è robusta: personaggi ben caratterizzati (fin nei dettagli, dicevo: ho adorato l'accarezzarsi il cappello , come pure la classica grattata di capoccia tipica di Washington, il colorito liguaggio del sikh in seguito al fermo della polizia, l'incedere malfermo del vecchio banchiere e via dicendo), gli elementi della storia intrecciati sapientemente, gli intelligenti flash-forward; perdipiù non mi è mai sceso il senso di aspettativa di sapere
quello che viene dopo. Forse, e dico forse, per certe cose potrebbe essere prevedibile, ma non importa, a mio avviso: è un film che nell'insieme non mi ha deluso per niente.
Ottima la regia, capace di tirar fori una buona dose di azione, o di rilassatezza, o di velata tensione, o di attesa, o di risate al momento giusto, con inquadrature che non saprei tecnicamente definire bene (e quindi taccio), ma che ho gradito assai. Bel montaggio, e bella fotografia. Tollerabile anche il doppiaggio, e perché c'è Pannofino (e non c'era Lodolo), e perché ha saputo svolgere bene il suo lavoro.
Ho anche riso, dicevo, e di gusto, soprattutto per le battute e gli atteggiamenti di Frazier, il personaggio interpretato dal Denzellone, ma pure per la scena della donna albanese e le sue multe, o per il colorito linguaggio del succitato sikh incazzato contro chi lo chiama arabo e contro i "casuali" controlli di routine all'aeroporto.
Questo film, infatti, ha
in nuce anche una certa dose di critica verso il mondo statunitense: pregiudizi razziali, messaggi di violenza veicolati perfino in quegli innocenti videogame per baNbini (memorabile il "Kill dat nigga!"), agganci economici binladeneschi. Il tutto, sempre secondo me, senza paternalismi o facili moralismi varî.
E quindi, proprio per questo (non continuo oltre a parlare del film, non sono un buon recensore, né è mia intenzione improvvisarmici; per questo rivolgetevi a
Bill) per questo, dicevo, voglio proporre come Perla di questo post W.M.A..
Questa canzone (il cui titolo è l'acronimo, variamente esplicato dai Pearl Jam, di
White Male American,
White Man Armed, o
White Male Asshole) parla di razzismo. Spiegò Jeff Ament, bassista del gruppo, ai tempi dell'incisione di Vitalogy, il disco che la contiene: "Il posto dove proviamo a Seattle è situato in un quartiere malfamato, ci sono sempre poliziotti in giro e aria di casino, neri che fumano crack in cortile e cose del genere. Un giorno Eddie è uscito per comprarsi da mangiare e penso che abbia visto qualcosa di particolare fra la gente del luogo e i poliziotti. E quando è tornato, abbiamo improvvisato una cosa che poi è diventata W.M.A." (Fonte: Pearl Jam - Come un uragano, libello della Giunti). Audio
qui, testo
qui. Il brano è tratto da un concerto ad Atlanta, il 3 aprile del '94. Canta qualcuno insieme a Vedder, ma non so chi sia. E per sapere qual è il brano che parla di
that bastard that married la madre di Vedder (non il suo vero padre) aspettate la prossima Perla. E quella di Alive per sapere, più o meno, la storia che include Vedder, madre, padre vero e quest'uomo.
Grazie per l'attenzione, io mi rollo un tabacco, me lo fumo e vado a nanna.
Buon ascolto e un saluto!