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giovedì, 28 febbraio 2008

Legend, su un sottobicchiere, l'Uomo del Tempo



Hanno investito un signore anziano in ciabatte.
Era ubriaco.
L'autista si chiese
"Per caso è morto stecchito?"
Il vecchio rialzato gli fece un sorriso.
Era ubriaco e sdentato.
Il ragazzo alla guida si chiese
"Son pazzo?"
Il vecchio era l'Uomo del Tempo
il guardiano del tempio del viver civile.
Mai morto ma sempre ubriaco.
Ogni guerra un dente di meno.



L'antropologo parla di mondo simbolico
e questo è un discorso di quelli.
Dico una cosa per intenderne un'altra.
E intanto l'autista investe l'anziano.


postato da: Solarithan alle ore 15:51 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, antropologia, fotografia
lunedì, 15 ottobre 2007

Spunti personali di riflessione su un'alimentazione un po' più consapevole.

Ma pensa te, avevo scritto una cosa per un contesto che non era questo blog, una cosa che includeva tematiche ambientali, e scopro adesso che oggi è il Blog Action Day. Molto comodo, dunque, copiaincollare quello scritto qui. L'unico limite è la lunghezza, e la poca aderenza al contesto bloggaro, ma allego il .pdf e passa la paura: chi vuole se lo legge, chi non vuole amen.

Spunti personali di riflessione su un'alimentazione un po' più consapevole.

Buona lettura e grazie dell'attenzione.

domenica, 25 febbraio 2007

Noi siamo troppo avanti.



Può capitare che si pensi che Latina sia una città fascistoide, un tantino ignorantella sotto un'apparenza di fighettaggine sparsa qui e lì, oppure che la gente preferisca apparire più di quello che possa permettersi. Chessò, una bella macchinetta e niente in tasca. Si diceva pure che questa fosse (non  so se lo sia ancora) la città più protestata d'Italia, bancariamente  parlando.
Però c'è sicuramente un settore  in cui  mi sembra che eccelliamo: sto parlando dell'accoglienza e delle dinamiche d'integrazione degli immigrati. Ce n'è di tutti i tipi, polacchi, rumeni, ucraini, marocchini, immigrati, insomma. E vogliamo loro tanto bene.
L'ho capito sfogliando un giornale locale a distribuzione gratuita, il Latinaflash - Periodico di Latina e borghi.
L'articolo, che, devo dire, si distingue per spessore grammaticale-sintattico, si intitola

NASCE ORIZZONTI:UN PONTE
TRA ITALIA E UCRAINA

Il 10 dicembre scorso si è svolta alla presenza del Sindaco di Latina, Vincenzo Zaccheo, la cerimonia d'inaugurazione dell'associazione culturale Italio-Ucraina, "ORIZZONTI".

"Wow!", penso, e vado avanti. Dopo i dettagli della serata, trascorsa, tra le altre cose, tra "balli e musiche folkloristiche ucraine, e dolci tipici realizzati dalle signore dell'associazione", si legge

L'Associazione "ORIZZONTI" nasce nel marzo 2006 [...] persegue lo scopo di mantenere un legame ed una tradizione tra gli immigrati ucraini e la loro terra d'origine."

Gran bella cosa questa, soprattutto se si tiene conto della condizione sociale ambigua in cui si trovano le persone emigrate: non più membri del loro paese, non ancora (e forse mai) parte effettiva del paese d'accoglienza (concetto molto ben espresso da Abdelmalek Sayad ne La doppia assenza, Raffaello Cortina Editore). In che modo, quindi, l'associazione "ORIZZONTI" può far da ponte tra 'sti due paesi? Leggiamo ancora.

L'Associazione si propone di realizzare diverse iniziative [...] tra cui un servizio di informazione e orientamento per i cittadini stranieri che fornirà informazioni sui temi normativi, sui diritti, sui servizi del Comune e sull'inserimento lavorativo [... e per i datori di lavoro informazioni su] flussi migratori e aggiornamenti sulle nuove procedure di assunzioni di stranieri".

Interessante. Utile. Si va avanti parlando di consulenze su materie legali e burocratiche e poi, e poi ciò che mi fa dire che gli vogliamo proprio bene a 'sti ucraini, anzi ucraine. Ecco quello che ho letto.

Saranno organizzati corsi di assistenza alle persone anziane, ovvero, corsi per "badanti" che riguarderanno diversi aspetti come corso di cucina base italiana con la illustrazione sulla preparazione di sughi, pasta, minestre, cottura di verdure e quant'altro occorra per far comprendere alla straniera le tradizioni e le abitudini di vita degli italiani, favorendone in questo modo un migliore inserimento, sia per loro stessi [loro stessi chi? La straniera femminilesingolare?] che per le famiglie ospitanti [favorendo un inserimento anche per le famiglie ospitanti?], che richiederanno l' assistenza.
Le future badanti potranno seguire un corso d'italiano ed imparare i termini d'uso quotidiano per una migliore e facile comunicazione ed impareranno anche il minimo necessario riguardo l'assistenza sanitaria in particolare sulla degenza degli anziani con specifiche esigenze relative a malattie da decupido, incontinenze ecc.ecc."

Dico sin da ora che il testo come lo leggete è tutto [sic], così come l'ho letto, inclusa la punteggiatura, fuorché le sottolineature e le parentesi quadre che son mie.
L'articolo prosegue parlando delle iniziative ulteriori ("corso di lingua e scuola settimanale per bambini con feste concerti ed escursioni; proiezione [una sola?] di film in lingua originale; abbonamenti a giornali e riviste ucraini inclusa consegna e diffusione [...] feste della domenica e divertimenti [...] negozio prodotti ucraini [...] Festival della cultura Ucraina."). Poi, la chiusura:

Un modo per non abbandonare le proprie tradizioni in un paese straniero tanto diverso, facendosi conoscere ed apprezzare in tutto e per tutto anche dagli stessi Italiani. In bocca al lupo Orizzonti!

Ora, qualche considerazione: innanzitutto mi chiedo se le "malattie da decupido" siano delle patologie legate a innamoramenti senili. Secondariamente, e l'ironia - sia chiaro - persegue, forse gli ucraini li amiamo non così tanto: ai maschi che gli insegnamo? A grattasse la panza? O vogliamo instillare in queste persone, oltre ai nostri valori tipici così preponderandemente veicolati dalla tradizione gastronomica, il rispetto della donna e l'importanza della sua presenza nel mondo lavorativo? Una sorta di quote ([cul]ina)rosa, dove (culina) sta per fornelli e [cul] sta per velocapitedasoliescusateperlacrudezzafinesoloaunartificioretorico, insomma.
Gli vogliamo davvero bene agli ucraini, bravi "ORIZZONTI"!, giusto mi chiedo se anche gli ucraini si vogliono così tanto bene.

Tiè, beccateve Wasted reprise - Life wasted, dal concerto di Portland del 20.VII.2006, giorno del compleanno di Stone Gossard. Testo.

giovedì, 06 aprile 2006

Arms wide open...

Oggi posto una Perla davvero bella, luccicosa e piena di riflessi. È una delle mie preferite, e di solito io non ho cose "preferite".
È Given to fly, una canzone di Yield.
Adoro questa canzone. Mi sa dare un senso di libertà davvero grande, mi fa annusare spazi aperti e intravvedere dietro le palpebre sprazzi di verde, viola, blu, nero luminoso, tutti in chiave decisamente brillante. E dico sprazzi intendendo proprio schizzi di colore, che nascono da quelle poche note ben articolate, messe lì non so quanto intenzionalmente o quanto estremamente ispirate. Accompagnano le visioni che sorgono dalle parole, fanno loro da contrappunto, si sovrappongono a cieloalberimarevento.
Sento e vedo questa canzone un po' come se parlasse di un eroe culturale, uno di quei personaggi che in tante varie culture riveste un ruolo di primaria importanza nel fornire mezzi di sussistenza - materiale o morale che sia - alle persone, e che spesso è venerato più di un essere supremo "ozioso", come si dice in gergo, che cioè non compartecipa alla vita degli uomini. Un po' come Prometeo, o come la Donna Grano di certi gruppi di Indiani del Nordamerica. (La Donna Grano, uccisa e poi squartata, generò dalle proprie membra il granturco che servì poi a sfamare gli Indiani - così recitano alcuni miti).
E l'eroe culturale di Given to fly, pur essendo più sfumato, diventa come un modello, come una sorta di archetipo di uomo libero e di esempio da seguire per raggiungere o ritrovare la libertà. È imprigionato, non so da chi o da cosa (forse da un tormento interiore), ma poi si scatena, evade, si fuma un tabacco su un albero (immagine stupenda per me, fumatore, mi trasmette un senso di contatto con la natura profondissimo), subisce il vento e il mare e riceve in dono delle ali. E gli viene concesso di volare. Ma non è sufficiente, vuole condividere questo dono, e come quasi sempre accade, uomini girgi, gretti meschini, dei faceless fuckers lo accoltellano, lo strippano. Ma il nostro eroe non molla, sparge amore imperterrito e lo stesso amore salvato e investito riceve. Ed entra nel mito, definitivamente. Sometimes is seen a strange spot in the sky, a human being that was given to fly... La sua figura è diventata di tutti, è simbolo, ormai: non è la gente che lo vede, ma è lui, quello strana macchia nel cielo, ad esser veduto, probabilmente indicata a dito e generatrice di voci ora esaltate ora sommesse in senso di devoto rispetto. Lui ha saputo donare amore e libertà. Ed è un eroe. Definitivamente.

Tornando con i piedi su questa terra, ahimé, preciso che il brano è tratto dal concerto al Velodromo San Sebastian, in qualche dove spagnolo, del 26 maggio 2000.
Buon ascolto, e saluti profumati di tabacco.

postato da: Solarithan alle ore 22:00 | link | commenti (3)
categorie: musica, poesia, perle, antropologia, culture, pearl jam
mercoledì, 29 marzo 2006

Mbuti!

"La foresta è la nostra casa; se lasceremo la foresta o se la foresta morirà, anche noi moriremo. Noi siamo il popolo della foresta"

Moke, un anziano Mbuti


I Pigmei stanno scomparendo. Quanti lo saprebbero, se non fosse per un articolo del Corriere online? E non intendo dire "quanti saprebbero che nel Terzo Mondo le cose vanno male?", ma proprio "quanti sanno che i Pigmei, proprio loro, proprio lì, stanno scomparendo?". E qui non si tratta di DNA, di altezza, o bassezza, di gonnelline di paglia e danze tribali. Qui si tratta di identità. Non quella pretestuosa e sbandierata da pochi o tanti quando arriva l'immigrato, quando bisogna parlare di industrie ed economia ma si accenna a un qualcosa di astorico e pretestuosamente ricostruito come strumento ideologico, quando qualche gruppo di persone non fa comodo e allora si organizza una legge, un movimento o una guerra basata su valori identitari.
Qua si parla della vita stessa di un popolo, del loro patrimonio di sussistenza e simbolico, del loro dipanare la vita secondo il modo da loro ricevuto e adottato, di organizzare lo sguardo sul mondo, del modo di autopercepirsi ed, eventualmente, comunicarsi.

Tutti, se sentiamo dire "pigmei", pensiamo a un omino tutto nero e basso, a capanne di foglie, al nostro amico alto non più di 1,50; se sentiamo "mbuti" - peggio mi sento - a Guzzanti e alla sua biondona divulgatrice. Comprensibile, e magari divertente; ma i Pigmei sono ben altro. Su questo sito qualcosa in più si può trovare, ad esempio (anche se la musichetta dopo un po' scassa i gomitoli).

Leggendo quelle pagine mi è venuta da fare una riflessione: i Pigmei, e come loro tantissime altre genti etnografiche, per così dire, imperniano la loro vita (sperando di non dover usare un tempo imperfetto al posto di un presente) su un rispetto smodato e totale verso la Natura, su una spiritualità che pervade tutto il vivere e il vissuto. Senza starmi a dilungare in discussioni sui vari gradi di religioni, dalle "semplici" a quelle "complesse", discussione probabilmente di cui non sono all'altezza, colpisce questa spiritualità pervasiva, e subito scatta in testa una sorta di interpretazione in chiave esotica di tutto ciò. È un qualcosa che non ci appartiene, che ci può perfino sembrare assurdo. Ma è meraviglioso.

"Forse lo vedremo quando moriremo, ma allora non potremo più dirlo... Non possiamo sapere a che cosa assomiglia o come si chiama, ma sappiamo che deve essere buono, perché ci dona tante cose, e sappiamo che si trova certamente nella foresta"




La cosa assurda, in realtà, è la nostra cecità di fronte a un tale modo di vedere l'esistenza. Non si tratta di essere occidentali, moderni, cattolici, cristiani, mussulmani, atei, agnostici, industriali, contadini, italiani, europei, tecnologici, vattelappesca etcetc salute!. Qua il punto è che noi non sappiamo, o forse non abbiamo mai saputo, vedere il mondo per quello che è. Un equilibrio da rispettare, che ci permette di vivere. Una compresenza di moltitudini di esseri viventi, come e diversi da noi. Un equilibrio che noi abbiamo il potere di devastare, così come di perpetuare. Un equilibrio che è naturale, ma per noi, esseri umani, soprattutto culturale. Non ci possiamo permettere di distruggere altri che vivono diversamente perché la nostra economia deve prosperare. Ma alcuni si permettono di ignorare Kyoto e i suoi  protocolli. Noi, anche nel nostro piccolo, inquiniamo il corpo e l'anima di questo mondo. E compriamo nella grande distribuzione, togliendo fonti all'alimentari sotto casa, o al negozio di computer dietro l'angolo di proprietà di un vero esperto chepperò vende quel masterizzatore a tre euro di più del supermercato... Alla fine, come la si giri, sempre i più piccoli ci vanno di mezzo, siano essi pigmei o bottegai.

Tutto 'sto discorso per dire che? Solo banalità? No. Voglio dire che si può imparare qualcosa anche dal differente e dall'esotico, da quei piccoli ometti neri neri, quei calimeri va'! che stanno per non esistere più, se non nel nostro immaginario distorto. Possiamo imparare il rispetto, verso tutto e tutti, e magari, e soprattutto, a saper dire grazie, a tutti quei piccoli signori supremi (o semplicemente a Dio, se ci crediamo) che ci forniscono beni e bontà nel corso delle nostre giornate, e magari anche celebrare qualche rito di ringraziamento così come ne siamo capaci.


P.S.: A me i Pigmei fanno anche venire in mente il fatto che ci raccontò in classe il nostro mitico professore di scienze, Don Arnaldo Rossi - piccolo di statura, ma profondo di conoscenza: i Pigmei sanno uccidere un elefante con una lancia, trafiggendoli dietro un orecchio e penetrando il loro cuore.

P.P.S.: Oggi ho goduto come un pazzo quando, per strada, un - credo - Sikh mi ha chiesto informazioni per il negozio Tim (veramente ha detto "Thémm!", ma va bene lo stesso).  Dà una soddisfazione speciale vedere un Sikh per le strade di questa fascistissima città.


postato da: Solarithan alle ore 14:51 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, antropologia, culture