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lunedì, 15 ottobre 2007

Spunti personali di riflessione su un'alimentazione un po' più consapevole.

Ma pensa te, avevo scritto una cosa per un contesto che non era questo blog, una cosa che includeva tematiche ambientali, e scopro adesso che oggi è il Blog Action Day. Molto comodo, dunque, copiaincollare quello scritto qui. L'unico limite è la lunghezza, e la poca aderenza al contesto bloggaro, ma allego il .pdf e passa la paura: chi vuole se lo legge, chi non vuole amen.

Spunti personali di riflessione su un'alimentazione un po' più consapevole.

Buona lettura e grazie dell'attenzione.

lunedì, 14 maggio 2007

Le rose fioriscono di nuovo.


È passato un anno da quando Mya se n'è andata.
La rosa sulla sua piccola tomba è di nuovo in fiore, è il mese giusto. Del resto, gli abbinamenti Mya - rose - color lilla delicato - tepore del clima sono pienamente azzeccati. L'unica cosa è che dei coleotteri verdognoli si infilano nei boccioli - profumatissimi - per farsi delle scorpacciate di dolcezza, ma via! anche loro devono campare. E sono contento che la mia gattina bianca e nera, dall'unico pois perfetto e dagli occhioni verde tartaruga, contribuisca a far proseguire la vita del mondo che la vide protagonista nella sua vita e in quella di almeno altre due persone.
Un anno è passato, il dolore si smorza, la mancanza concreta si trasforma in una sorta di nostalgia spirituale. Mya è diventato Mito.

La Perla che propongo è Man of the hour, che fa parte della colonna sonora di Big fish di Burton. Nature has its own religion, Gospel from the Land. Mya è the Cat of the hour, and this is just a goodbye for now.
Testo qui. Il brano è tratto da una serata allo Shoreline Amphitheater, Mountain View, California, il 21 ottobre 2006.

postato da: Solarithan alle ore 12:57 | link | commenti (2)
categorie: natura, poesia, perle, amori, gatti, mya
domenica, 21 gennaio 2007

GATTE!

Ecco qui le mie tre bellissimissime micette!

Cleopatra, Lily, Pat.
Mi dispiace solo che non ci possa essere Mya, ma sarà per un'altra vita.

C'è pure una Perla di straforo, va', ma siccome è di straforo il testo ve lo cercate voi...

Buona visione.

postato da: Solarithan alle ore 17:01 | link | commenti (14)
categorie: perle, amori, gatti, video
giovedì, 10 agosto 2006

Addio, Bavosetto!

12 anni, due mesi, una settimana e due giorni fa, in un qualche posto dell'Ungheria, un insieme di molecole ed energia vitale, fuse e dispiegate secondo un preciso disegno, si affacciava per la prima volta sul mondo, sotto forma di un cucciolo di boxer. Qualcuno lo chiamò più tardi Alfonz. Arrivò in Italia ed entrò a far parte di una famiglia composta tra gli altri da una ragazzina. Qualche anno dopo quella ragazzina sarebbe diventata la mia ragazza, ed Alfonz il primo animale che avessi conosciuto e frequentato per davvero. Solo che non lo si chiamava Alfonz, ma Alf, o Fonzo, Bavoso, Testa a peperone, CigiFonzi Bovino, perfino con un improbabilissimo The Shaft (da dove l'avrò tirato fuori..?), e con mille altri suoni impossibili da rendere a parole.
Da quasi due giorni Alf non c'è più. Vecchiotto, con i problemi che la vecchiaia e la purezza della razza si portano dietro, è stato aiutato a spiccare il volo in maniera dignitosa e senza che un'ultima sofferenza deturpasse e rendesse ancora più triste il suo addio.
Ma il vuoto è enorme, e non si limita allo spazio che i suoi trentacinque chili occupavano nella sua brandina di legno e spugna e teli.
È un vuoto pari solo all'enormità delle cose stupende che ho potuto imparare e provare, delle risate, del divertimento e dell'amore.
Senza Alf non saprei quanto è bello un animale, soprattutto un cane.
Senza Fonzo avrei meno poesia nelle vene.
Senza Alf probabilmente non avrei le mie gatte.
Senza Fonzo non avrei scattato tante polaroid.
Senza Alf mi farebbero ancora senso le slinguazzate d'amore e quel meraviglioso odore di cane pulito. Non avrei mai saputo riconoscere la morbidezza in un cane, né avrei saputo scorgere vette innevate sul petto e sul muso di un boxer.
Non saprei giocare davvero. Non avrei la possibilità di allargare le possibilità dell'amore e della gioia. Non avrei fatto passeggiate e inventato suoni. Non saprei che una polpetta potrebbe essere lo scopo di una giornata, e l'acqua un bene così prezioso.
Senza Fonzo non saprei che l'odorato è un senso importantissimo e da sfruttare.
Che le piccole cose possono essere una ricchezza, come un cartone da sfondare a morsi e zampate, per esempio. Non avrei maturato più in fretta un senso di responsabilità.
Senza di lui sarei molto più povero, e vuoto.

Un cerchio di pietre lo veglia, sigilla la traccia del suo passaggio su questa terra e ne mantiene il ricordo del tragitto percorso accanto e spesso più avanti a noi.

Riposa in pace, Alf, correndo e giocando e mangiando crocchette celesti e leccando il viso degli angeli a cui morderai quelle ali così invitanti e sfiziose. Salutami Mya, fatevi compagnia e fate qualcosa pure per noi che aspettiamo di ritrovarvi. E di correre di nuovo, insieme, ma stavolta senza guinzaglio.

Grazie di tutto, Alf.


postato da: Solarithan alle ore 01:48 | link | commenti (11)
categorie: poesia, riflessioni, amori, alf
lunedì, 15 maggio 2006

Addio, Mya!



È tanto che non scrivo un post. Cercandone l'occasione e il pretesto, alla fine li ho trovati per una ragione triste.
La notte del 14 maggio, più o meno all'una e ventitré, è morta la mia adoratissima gatta Mya.
La vita di Mya è stata troppo breve, è durata solo dieci mesi. Troppo breve in funzione alla durata media di vita di un gatto, ma egoisticamente anche alla mia vita: l'esistenza di Mya ha reso meravigliosa e preziosa la mia, arricchendola di tutta una serie di regali e di sfumature sentimentali di cui parlerò più avanti.
La vita di Mya non è stata facilissima: soffriva di un'allergia alimentare riconducibile al complesso del Granuloma eosinofilico; per questo per un po' di tempo ha portato su di sè delle croste e delle lesioni, sotto e sopra il collo e dietro le sue coscine morbide. Il suo morbidissimo pelo (più morbido e tenero al tatto di qualunque altro pelo mai accarezzato da me, anche di quello delle altre mie due gatte) è piano piano ritornato intatto grazie alla pappa che gli preparavo (non senza stress, a volte, per via della sua preparazione non sempre immediata): carne di faraona, o agnello, o cavallo, o quaglia lessa e mista a un po' di patata e a un po' di mangime a base di cavallo o cervo.
E poi è arrivata la complicazione respiratoria. Una prima crisi un paio di mesi fa almeno: un versamento pleurico. All'inizio si pensava fosse una reazione allergica al cortisonico che era stato usato per debellare quelle sue piaghe; ma al ripetersi del versamento, praticamente ininterrotto nell'ultimo mese nonostante i diuretici, è emerso che la cosa fosse dovuta o a una disfunzione cardiaca o all'emergere di una peritonite infettiva da coronavirus, contratto quando ancora non si era lasciata prendere dalle mani della mia ragazza. Non c'è stato tempo di appurare con analisi appropriate. La sera di sabato ha atteso il mio ritorno, la piccola Mya, facendosi trovare nel pieno di una crisi respiratoria. Subito le ho iniettato diuretico e broncodilatatore, ma inutilmente. Mentre ero al telefono con la veterinaria, Mya cercava disperatamente le sue ultime boccate d'aria, che io provavo a darle anche con un'improvvistata e disperata respirazione musetto-a-bocca, e lasciava questo mondo. Singulti privi di lacrime, impossibilitate a venir fuori per lo sgomento... "È morta, è morta...". Chiuso il telefono, mentre mia madre mi sostituiva per un momento nella veglia a quel corpicino ancora caldo, ho chiamato la mia ragazza. Insieme a lei, poi, abbiamo creato una veglia intimamente tutta nostra: pregavamo non tanto per lei (può l'anima di un animale aver bisogno di preghiere? Certo che no...) quanto perché il viaggio verso i giardini del Paradiso le fosse piacevole, perché Dio fosse paziente mentre la piccola Mya si arrampicava sulla sua lunga barba, e perché Mya stessa pregasse per noi e ci restasse un po' vicino. Carezze, di nuovo, a lungo.
Poi, il giorno dopo l'abbiamo presa e portata in campagna a Roccagorga, da mio nonno. Scelto un punto adatto, con la mia Principessa e mio padre, ho cominciato a scavare una buca. L'abbiamo deposta delicatamente, e altrettanto delicatamente l'abbiamo ricoperta, piantando una spanna più su una pianta di rose lilla, di un colore perfettamente adatto alla delicatezza esistenziale di Mya. Con l'ultima manciata di terra a coprire quel corpicino, la mia Principessa ha chiuso quel cerchio che il suo occhio aveva aperto mesi fa.
Era il 26 settembre 2005, e con la Principessa e il mio amico Bava Beccaris si percorreva una strada di Latina particolarmente intasata da macchine in doppia fila. A un certo punto, la mia ragazza grida "Fermo, fermo! Un gattino!". L'aveva visto arretrare saltando a zampette all'aria da sotto una macchina in doppia fila, per evitarne un'altra che passava di lì in quel momento. Scendiamo e ci mettiamo a cercare. Dopo una serie di rimpiattini tra un'auto e l'altra, questo gattino si infila in un motore. Inutili i tentativi della Principessa di infilare la mano... Le faccio "prova a miagolare!", lei segue il consiglio, e la minuscola creatura viene fuori e la prendiamo. Piccola, bianca e nera (come dimenticare quella macchia nera perfettamente rotonda sul dorso, o l'unico cuscinetto nero, quello dello sperone anteriore destro, intorno al quale una macchia di pelo scuro aveva imposto il suo colore?), con lunghe vibrisse sporche di robaccia tipo ragnatele impolverate, e soprattutto due occhioni rotondi verde-tartaruga...
Quall'amore di gatto, che avrà avuto due mesi, sarebbe diventato di lì a poco la mia Mya!
Col suo carattere dolce, il suo aggredire le dita di qualunque mano spuntasse dall'alto di una sedia, il suo attaccare i miei piedi al di sotto delle lenzuola, il suo accomodarsi sul mio collo appena spenta la luce, accompagnando la mia pre-ninna con le sue morbide fusa, il suo strusciamento muso-muso, le sue palline di stagnola portate in bocca in un luogo sicuro per essere comodamente sballottate, il suo mangiare dalle mie mani, il suo scuotimento di una zampa a caso o della coda post-pasto, il suo infinito amore di gatta e con tutte le altre mille cose che il mio cuore custodirà il più possibile fedelmente, ma sempre gelosamente finché non la rivedrò poi, Mya ha rempito la mia vita di quei doni infinitamente grandi che solo chi ama ricambiandolo un animale può capire. Alla maniera meravigliosa dei gatti.
Piangerò e riderò per sempre, grazie a Mya.






Purtroppo le uniche foto che ho di lei sono delle polaroid, e dovrei farle scansionare per mostrarvele. Per ora metto un dettaglio di un disegno di funazza (leggete più sotto...). È così che mi piace immaginarmela. Per me, quello è stata: una gattina danzante felice, sempre disposta a regalarmi un fiore. E io sempre l'ho amata, la mia piccola Mya.

postato da: Solarithan alle ore 14:07 | link | commenti (8)
categorie: poesia, amori, gatti, mya