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domenica, 19 novembre 2006

Italicus gibber, quia homo bastardus.



Una settimanella fa ho portato la mia bella e me a visitare una mostra ornitologica ospitata presso il museo di Piana delle Orme, vicino Latina. Tanti bei volatili dai nomi più conosciuti (canarino, verdone, diamantino, ondulato...) ad altri un po' meno profani (diamante di Gould ancestrale, ibrido di avifauna esotica per canarino, serinus, ibrido fra estrildidi, lonchura, amadina...). E, tra le numerosissime gabbiette (forse un po' troppo piccole), c'era anche lui: il Gibber Italicus.
Oltre all'immagine di lassù, per descriverlo uso le parole rubate a Danilo Mainardi dal suo libro (bellissimo) La strategia dell'aquila:

"[...]questa carrellata di mostri. Ma scusatemi, non sono mostri, sono i rappresentanti di altrettante razze, razze ammirate... Eppure il tragitto va dal mostruoso alla bella razza. Tutto sta a farci l'abitudine, e forse qualcosa di più. Ma è giunto, mi pare, il momento, prima di tutto, di comprenderepoi sarà proprio il caso di meditare.
Prendiamo una speciale razza di canarino, patriotticamente denominato gibber italicus [...]. Ebbene, questo canarino che mi ha tanto impressionato è un essere provvisto di un'immensa gobba che lo sovrasta come una montagna. Da questa scende un collo sottile che termina con una testa serpentiforme. La coda vien giù verticale, come le zampe dalle cosce nude. I <<ginocchi>> talora sono addirittura piegati all'incontrario, in avanti cioè. Non c'è da meravigliarsi se, con questa struttura da Rupe Tarpea, il gibber italicus si trovi un po' in difficoltà a stare in equilibrio sul suo posatoio. È sempre lì che sta per cadere all'indietro e deve, per tirarsi su, continuamente aiutarsi con i nervosi, e insieme penosi, colpi d'ala.
[...]
Insomma è chiaro: il gibber [...] e tanti altri animali, uccelli e no, sono il prodotto di mutazioni mostruose, che l'uomo ha mantenuto e selezionato. Ne ha fatto delle razze per il suo piacere. Si potrebbe anche dire per la loro <<bellezza>>, che certamente, questo va compreso, non coincide con la funzionalità.
[...]quando un individuo aderisce allo standard di una razza non è più un mostro, è un normale. È un normale gibber italicus.
Così come sono normali i bulldog, i pesci rossi dagli occhi telescopici. Casomai mostri sono stati i primissimi, quelli della prima mutazione. Quelli che l'uomo ha scelto non per la Rupe Tarpea ma per farne oggetto di allevamento, e cioè di normalizzazione.
[...]nell'ambito dell'attuale dibattito sui limiti della liceità dell'uso degli animali per scopi vari, tra le crudeltà possibili che si dovrebbero condannare, c'è pure quella genetica. La selezione operata dagli allevatori può infatti mantenere in certe razze malformazioni che inficiano il benessere degli animali; può, in definitiva, crudelmente creare generazioni di viventi condannati a un perenne stato di sofferenza.
[...]
Resta in sospeso una domanda: cosa ne facciamo delle tante razze, ormai tradizionali, dalla patologia normalizzata? Razze che, più che vivere, sopravvivono in compagnia di un male programmato?"

Ora, il gibber italicus che ho visto io non era bellinocarino, non saltellava allegro e non faceva evoluzioni da atleta a due ali; no no, arrancava sul poggiatoio, sbatteva le ali, perdeva e riacquistava l'equilibrio per perderlo subito dopo. Proprio come diceva l'etologo, lassù. Che non diceva però che per trovare un po' di pace, un po' di stasi, quel canarino nato sfigato doveva sistemarsi dentro la cassettina del cibo. Proprio lì, in mezzo ai semi che avrebbe dovuto mangiare e basta, e in cui probabilmente rischiava di far confusione e di lasciare anche qualcosa, oltre che prendere.
La cosa più triste, forse: le due coccarde poste sulla gabbietta, di cui una recitava "Campione di razza".
E più indietro, all'entrata, un poster con su scritto qualcosa tipi "Aviocoltori. Allevare per proteggere".
Se avete un gibber, non abbiatene più, e cercate di procuragli un posto comodo. Se non ce l'avete, continuate così. Boicottate, indirizzate un possibile acquirente che conoscete a non farlo. Mandate a ca*are chi ne parla bene, chi li alleva o li apprezza, se vi capita.
Pensate di essere lui, magari, e pensate di riposarvi in mezzo a un piatto gigante di rigatoni, va'.



La Perla che posto parla della miseria umana. Si chiama Soon forget, è un pezzo per voce e ukulele, tratto dal live di Tokyo del 3 marzo 2003.
Testo qui, e enjoy!

postato da: Solarithan alle ore 02:30 | link | commenti (14)
categorie: natura, riflessioni, perle, culture
martedì, 14 novembre 2006

Mignotti libero!


postato da: Solarithan alle ore 16:46 | link | commenti (6)
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