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sabato, 30 settembre 2006

Live @ Jools Holland.



L'emulazione è una gran cosa, il passaparola pure. Sul forum di pearl-jam.it hanno parlato di una performance dei nostri beneamati Peggièm al Jools Holland live show o qualcosa del genere [aggiornamento: il programma si chiama Later with Jools Holland, ed è un programma della BBC]. Ve la rigiro, sperando di fare cosa gradita. Grandi esecuzioni, intervista a Vedder e McCready e un originalissimo e cavalierrimo Vedder alla fine. Da non perdere, credo.
Il file .mpg è compresso e splittato, per via delle sue dimensioni. Quando avrete scaricato tutti e due i file, estraete il primo e poi, quando vi verrà richiesto, caricate il secondo (si vedono i numeri alla fine del nome del file, 01 e 02), completate dunque l'estrazione. Infine non vi resta che guardare e, all'occorrenza, sbavare...
Ecco i file, e saluti! L'HOST DEL FILE È SCADUTO DA TEMPO. CHI FOSSE INTERESSATO, MI LASCI UN COMMENTO E VEDRO' CHE COSA POSSO FARE.

Primo.

Secondo.

postato da: Solarithan alle ore 22:02 | link | commenti (3)
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
giovedì, 28 settembre 2006

Quasi senza voce...



Per caso, stasera, invece di mettere su la cassetta di Pearl Jam Live in Tokyo (smarrita chissà come, ha lasciato la sua custodia tutta sola, la bastarda...) ho deciso di ascoltare Le Origini di De Gregori. È una cassetta vecchia, di plastica blu, un po' rotta e un po' frusciante, che contiene un'antologia di canzoni del Principe.
Metto in moto, con la Principessa accanto, e vado.
La donna cannone.
Comincio a cantare, la mia voce è in gran forma, stasera, mi diverto, sto bene, dopo tanto tempo sento questa canzone così bella e così vicina, così vibrante dentro di me.
Mi accorgo che nella Stilo prende vita un terzetto 2+1, De Gregori, io e la mia lei. E sorrido dentro di me.
Le canzoni si dipanano, mentre si cedono il posto una dopo l'altra sento che la polvere si scuote e va via, vedo luccichii di un tempo rifare capolino.
E così passano Rimmel, Generale, Piccola mela, La leva calcistica della classe '68.
Nel frattempo ho raggiunto Sermoneta, e ho fatto inversione, perché la festa che avremmo dovuto trovare in realtà è ancora tutta incartata. Magari domani...
Giro la macchina, vado, fino a quando comincia l'arpeggio che mi fa nascere nel petto, zitto zitto, un boato da concerto. Quattro cani per strada...
Scopro dopo tanto tempo che questi quattro cani non sono più solo metafore di altrettante figure umane, ma sono proprio cani veri, che io conosco. C'è Charlie, il cagnolino che passa la notte accanto la caserma dei carabinieri, che non parla mai. C'è Bill, il cane buono che conosce la strada e ogni tanto si perde, ma poi torna sempre. La cagna mi sa che non la conosco. E c'è il cane che ha un padrone. È Alf, e di lui ho già parlato... ()
Se D. si vosse voltata, mi avrebbe visto quasi piangere, e se la musica non fosse stata alta, avrebbe sentito la voce cedermi (e spero non sia successo a mia insaputa, mi prenderebbe un'attacco di vergogna retrospettiva...). Ero felice, porca miseria... Anzi, porco cane...
Arrivata Festival mi sono fermato; ho lasciato andare solo la voce del Principe, perché non conosco Tenco e non avrei voluto intromettermi nel suo omaggio. Mi limitavo a far finta di suonare l'interccio di chitarre acustiche che addobbavano la canzone.
E poi l'allegria di Caterina, l'ardore politico e ucronico di Pablo, e Alice. E D. mi suggerisce che forse Alice è la bambina nella pancia, e lei tutto quello non lo sa, e guarda i gatti mentre il sole fa questo quello, e io scopro che questa canzone che non mi era piaciuta mai tanto in realtà la sto riscoprendo, e forse mi piace un po' di più.
Sento un freddo fittizio quando arriva Natale, anche se è tra due giorni...
Pezzi di vetro. Taccio di nuovo, solo il Principe la deve cantare. E mi ricordo che un tempo sono stato anch'io l'uomo che cammina sui pezzi di vetro e mi accorgo che il tempo passa e cambia le cose, e per fortuna ci sono le canzoni che fanno da diario e da segnalibri tra una pagina e l'altra. Di nuovo, muovo le mani in un arpeggio muto (ci ho provato, a cantare, lo confesso, ma mi sono fermato subito).
Per Renoir mi sgolo, e l'allegra semi-tristezza di questa canzone mi gonfia le vele.
Piano bar è un po' moscia, Titanic mi fa ballicchiare tra una sterzata, un cambio di marcia e una rotonda.
Ed ecco l'altro momento di commozione: Due zingari. È difficile parlare di questa canzone, bisognerebbe solo ascoltarla per capire (come De Gregori stesso disse in un altro disco "La canzone... parla da sé!"). Mi limito a raccontare dei ricordi, e scusate se mi dilungo. La cassetta è vecchia, ho detto. Me la regalò mio padre quando lo accompagnai al Nord per un suo viaggetto di lavoro; ero in pieno sboccio degregoriano, in seguito a Prendere e Lasciare; ci fermammo in un autogrill e me la feci comprare. Ascoltai per la prima volta quella canzone, nel mio walkman, nella fase-ritorno del viaggio. Ci eravamo fermati in un motel lungo non so quale stradale nei pressi di Modena. Mi ricordo ancora l'atmosfera da film italiano anni '70/'80 (tipo Bianco, rosso e Verdone) e il profumo caldo dei cappelletti in brodo. Quella sera mio padre mi portò al cinema a vedere Jurassic Park 2, e per la strada, mentre a fatica lui si orientava, io ascoltavo. E con quei ricordi visivi, adesso, io visualizzo le parole

sull'autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono "c'è nebbia, bisogna andare piano..."
si lasciano dietro un sogno metropolitano

Stasera, poi, ci ho aggiunto dell'altro: il morbidissimo sax, tenero, che si sente alla fine del brano sembrava essere la colonna sonora di quella scena di Amarcord in cui i ragazzi si mettono a far finta di suonare di fronte a un Grand Hotel immerso nella nebbia...
E continuo così, perché poco dopo, passata I muscoli del Capitano, viene Raggio di sole. Paradossale il fatto che per quel motivo (quello prima di Amarcord) io la veda in notturno, perché l'ultimo spettacolo del cinema ci aspettava e io, non abituato troppo a quegli orari, dormicchiavo. Il Raggio di sole brilla fugace in una notte poco distinta, fatta di fari e neon e insegne, e stelline spuntano qui e lì quando, nella seconda parte della canzone, si fanno sentire quella specie di note da carillon.
Fermo la macchina, parcheggio perché mi devo preparare un tabacco. Accendo, vedo un gatto, e mentre la canzone finisce gli lancio da lontano delle crocchette, di quelle che tengo nel bagagliaio per casi come questo.
Rientro, riparto e parte Viva l'Italia. Poteva tranquillamente non partire.
Gran finale, Buonanotte Fiorellino, che si porta con sé un augurio rubato e girato, e le risate mentali al pensiero di quella sciocca leggenda metromusicalpolitana che la vuole narratrice della moglie morta di De Gregori...
Buonanotte a voi, e grazie per l'attenzione, e scusate per la prolissità.

postato da: Solarithan alle ore 01:06 | link | commenti (11)
categorie: musica, poesia, riflessioni, de gregori
mercoledì, 27 settembre 2006

Corollario a Perle dal vivo!



Emulando qui e lì, ho trovato una serie di spezzoni del sottocitato concerto di Bologna dei Pearl Jam, girati e condivisi da un certo GINLEMON, che mi piacerebbe ringraziare di persona e cui vorrei stringere la mano per la sua generosità.
Sono spezzoni e quindi, per chi non è stato lì, magari poco interessanti. Ma lì in mezzo ho trovato un paio di chicche davvero piacevoli, degli aneddoti visuali... Il primo mostra Vedder che parla italiano, con un foglio in mano, esattamente come potete sentire nell'Even flow postata piuggiù. La seconda, invece, testimonia la spettacolare entrata in scena del figherrimo cantante al momento di Bushleaguer, sempre piuggiù. Per chi conosce i Pearl Jam magari questa non sarà niente di nuovo, ma chi non li ha mai visti dal vivo in qualche modo penserà almeno che Eddie Vedder sia fottutamente pazzo.
È meraviglioso...

Come sempre ringrazio Antonio per la foto.

Enjoy!

Chicca #1

Chicca #2

postato da: Solarithan alle ore 01:21 | link | commenti
categorie: musica, poesia, perle, concerti, pearl jam
martedì, 26 settembre 2006

Perle dal vivo!




Caldo. Caldo e sudato...
Potrei essere stato io, così. O uno dei tanti tizi accanto a me, o il mio amico Francesco. O la mia ragazza, ma lei con le desinenze al femminile. Il Palamalaguti intero... E loro cinque più uno, five plus (e non against) one: Eddie Vedder, Stone Gossard, Micheluzzo McCready, Jeff Ament, Matt Cameron e Boom (boom, boom! ) Gaspar.
Caldo, Vedder, nella voce, e sudato, quello quasi da subito. Perché lì dentro era fuckin' hot. Anzi no, era ustionante nella voce. Carne e ossa e note ed energia tutti mischiati e intrecciati da far confondere il caldo fuori con quello dentro.
Casalecchio di Reno (BO), 14.IX.2006.
Il concerto inizia con un paio di vocalizzi, una specie di richiamo Indiano d'America, e io abbocco subito, perché those ignorant Indians got so much on me...
E poi attaccano Elderly woman behind the counter in a small town. E continuano con altri ventiquattro pezzi, a comporre una scaletta forse un po' meno riuscita di quelle delle altre date italiane, ma l'unica a cui ho potuto assistere. E quindi la migliore.
Ci sarebbe tanto da scrivere, tra sensazioni, visioni ed emozioni. E c'è stato il male fisico della stanchezza di dieci ore di fila davanti ai cancelli (attesa bruciata da un manipolo di ingenui fessacchiotti che, ingannati stupidamente da un mezzo accordo di un tecnico addetto al soundcheck, si sono accalcati sotto al palco, portando me e la mia Principessa a sceglierci un posto meno selvaggio sin da prima dell'inizio della performance del gruppo spalla, i My morning Jacket...). C'è stata la pioggia, leggera-ma-non-troppo, a rendere meno noiosa l'attesa, cercando un qualche sistema per non bagnarci troppo. E poi il già citato caldo tropicale nel palazzetto.
Vederli dal vivo, vivi, è stato emozionante, tantissimo. Scritto così è banale, ma non lo è altrettanto a ricordarlo, magari ascoltando il bootleg ufficiale, con i battiti di mani del pubblico in mezzo a Save you, o i discorsi in italiano di Vedder, che deve aver preso lezioni di dizione da papa Wojtyla, con le luci (tutte verdi in Green Disease o tutte bianche durante Baba O'Riley) che riemergono sotto forma di visioni durante l'ascolto.
Tante, tantissime cose, mille dettagli che vanno e vengono dalla mente, così come accade ogni volta che si vuole ricordare qualcosa di speciale. Perché questo, in fondo, è stata quella serata, mettendo da parte le retoriche da fanboy: un paio d'ore meravigliose, il concretizzarsi di un'attesa fatta di ore e ore di ascolto spalmate in otto anni di pearljamaggine, di canzoni cantate a squarciagola in macchina e nel parcheggio deserto di un centro commerciale, quando le suonavo insieme al succitato amico Francesco (tra l'altro attualmente chitarrista di una tribute band dei PJ di queste parti, i Wishlist. Lui sì che è bravo con la chitarra, non come me...), di pulsioni artistiche sottopelle, localizzate principalmente nella zona tra lo sterno e il pomo d'adamo.
Sono felice di esserci stato e sarò felice se mi ricapiterà.
Ed ecco qualche Perla veramente marmellatosa, naturalmente tratta dal concerto.

Elderly woman... . Severed hand. Even flow. Bu$hleaguer. Indifference.




P.S.: Ringrazio Antonio M. per l'immagine usata in questo post. Lui ancora non lo sa,e se riterrà oportuno che non debba star lì, una volta saputolo, la toglierò. Nel frattempo, vi consiglio di sfogliare gli altri suoi scatti, che trovate qui.

postato da: Solarithan alle ore 01:53 | link | commenti (12)
categorie: musica, poesia, perle, fotografia, concerti, pearl jam