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giovedì, 10 agosto 2006

Addio, Bavosetto!

12 anni, due mesi, una settimana e due giorni fa, in un qualche posto dell'Ungheria, un insieme di molecole ed energia vitale, fuse e dispiegate secondo un preciso disegno, si affacciava per la prima volta sul mondo, sotto forma di un cucciolo di boxer. Qualcuno lo chiamò più tardi Alfonz. Arrivò in Italia ed entrò a far parte di una famiglia composta tra gli altri da una ragazzina. Qualche anno dopo quella ragazzina sarebbe diventata la mia ragazza, ed Alfonz il primo animale che avessi conosciuto e frequentato per davvero. Solo che non lo si chiamava Alfonz, ma Alf, o Fonzo, Bavoso, Testa a peperone, CigiFonzi Bovino, perfino con un improbabilissimo The Shaft (da dove l'avrò tirato fuori..?), e con mille altri suoni impossibili da rendere a parole.
Da quasi due giorni Alf non c'è più. Vecchiotto, con i problemi che la vecchiaia e la purezza della razza si portano dietro, è stato aiutato a spiccare il volo in maniera dignitosa e senza che un'ultima sofferenza deturpasse e rendesse ancora più triste il suo addio.
Ma il vuoto è enorme, e non si limita allo spazio che i suoi trentacinque chili occupavano nella sua brandina di legno e spugna e teli.
È un vuoto pari solo all'enormità delle cose stupende che ho potuto imparare e provare, delle risate, del divertimento e dell'amore.
Senza Alf non saprei quanto è bello un animale, soprattutto un cane.
Senza Fonzo avrei meno poesia nelle vene.
Senza Alf probabilmente non avrei le mie gatte.
Senza Fonzo non avrei scattato tante polaroid.
Senza Alf mi farebbero ancora senso le slinguazzate d'amore e quel meraviglioso odore di cane pulito. Non avrei mai saputo riconoscere la morbidezza in un cane, né avrei saputo scorgere vette innevate sul petto e sul muso di un boxer.
Non saprei giocare davvero. Non avrei la possibilità di allargare le possibilità dell'amore e della gioia. Non avrei fatto passeggiate e inventato suoni. Non saprei che una polpetta potrebbe essere lo scopo di una giornata, e l'acqua un bene così prezioso.
Senza Fonzo non saprei che l'odorato è un senso importantissimo e da sfruttare.
Che le piccole cose possono essere una ricchezza, come un cartone da sfondare a morsi e zampate, per esempio. Non avrei maturato più in fretta un senso di responsabilità.
Senza di lui sarei molto più povero, e vuoto.

Un cerchio di pietre lo veglia, sigilla la traccia del suo passaggio su questa terra e ne mantiene il ricordo del tragitto percorso accanto e spesso più avanti a noi.

Riposa in pace, Alf, correndo e giocando e mangiando crocchette celesti e leccando il viso degli angeli a cui morderai quelle ali così invitanti e sfiziose. Salutami Mya, fatevi compagnia e fate qualcosa pure per noi che aspettiamo di ritrovarvi. E di correre di nuovo, insieme, ma stavolta senza guinzaglio.

Grazie di tutto, Alf.


postato da: Solarithan alle ore 01:48 | link | commenti (11)
categorie: poesia, riflessioni, amori, alf