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domenica, 23 luglio 2006

Dolly del mareee prooofoondo!



Beh, un concerto di De Gregori, nonostante le mie mille attuali riserve sul suo conto, resta sempre un concerto di De Gregori, perdipiù se è gratis (offerto dalla Nuova Casearia dell'Agro Pontino, con il patronato di Gilberto Trovini).
Stasera a Pontinia (LT) ho avuto la possibilità di godere di questo dono.
Mille riserve, dicevo... In parole povere: non amo quasi per niente la produzione degregoriana degli ultimi anni, da Amore nel pomeriggio, diciamo, eccezion fatta per Pezzi, che reputo un buon disco (ma non troppo); Calypsos è stato per me inascoltabile, non ce l'ho fatta a finirlo. Spero di recuperare, prima o poi, almeno a titolo di cronaca. Mi piacciono molto Cardiologia e Per le strade di Roma e odio visceralmente La linea della vita.
Sono arrivato che il concerto era già iniziato, e sono stato contento che le note che mi arrivavano dalla distanza fossero proprio (almeno mi è sembrato) quelle di quest'ultima canzone. Una di meno, via.
Oltre ai lavori in studio, non amo e spesso detesto certi rimaneggiamenti di vecchie canzoni del Principe. Non perché penso cose tipo "Oh, ha toccato i classici! Sacrilegio!!!", ma semplicemente perché non mi piace come le riarrangia. Echi folk, country, pseudorock e vattelappesca... Mentre ascoltavo questi pezzi per me quasi fastidiosi pensavo a quello che avrei potuto scrivere qui, non ero coinvolto per niente, divagavo, rosicavo pesantemente... E ho pensato che tanti pezzi sono stati diluiti e appesantiti, non sono evoluti, sono invecchiati... Hanno acquistato battute in più e una struttura monotona e sempre uguale (tra l'altro caratteristica di tanti suoi pezzi recenti), perdendo al contempo riff, concertazione e presenza da protagonista di singoli strumenti, e soprattutto mordente. Due palle, insomma. E due palle tristi se penso a Compagni di viaggio o a L'Agnello di Dio, due miei capisaldi di quel mio personale capisaldo che è Prendere e lasciare (trovate i testi qui): la prima piatta, la seconda ha perso tanta della sua energia con la rimozione di quel suo riff incisivo e tagliente e un nuovo testo quasi ridicolo ("Ecco l'Agnello di Dio seduto in cima al mondo, che comanda tutto il mondo" o giù di lì... Sembra una nenia da vecchie storie di Dylan Dog); non bastano delle chitarre elettriche distorte, a mio avviso, per renderlo un pezzo migliore, o semplicemente una valida versione alternativa. Era rock non nel senso cinetico, ma geologico del termine: un macigno pesantissimo.
Ma non è stata tutta delusione, nossignori. Stavolta non ci sono rimasto male, ho goduto da matti, oh sì! Non è stato solo quel De Gregori che non mi piace (a me, poi, non dico che sia brutto a prescindere!). Il Principe si è mostrato per quello che è nel mio cuore: ha tirato fuori gioielli stupendi, ha fatto Rimmel, La donna cannone, I matti (testo verso la fine del link).
E ha cantato, questa sì arricchita da un bell'arrangiamento non devastatore, L'uccisione di Babbo Natale! Ero commosso, godevo, ero felice. Così com'ero felice alla fine, quando cantavo a squarciagola Bufalo Bill, un'altra delle mie preferite, e quando De Gregori invitava il pubblico a urlare l'OOOH OOH OOOH! del finale,e poi a sussurrarlo, risultando sexy, a sentir lui... I cori iniziavano un attimo prima del giusto attacco, ma che importa? Lui è stato socievole e piacevolmente amichevole. La delusione è durata poco, non pensavo a scrivere niente qui in quei mentre. Ero felice.
E c'è poi, e però, da dire che non è che tutti i nuovi arrangiamenti fossero pessimi... Niente da capire forse è stata un po' lunga, ma era morbida e dolce, bagnata di gocce di pianoforte. La storia non mi sembrava così malaccio come nel recente passato.Una maglietta alla fine ci sarebbe stata bene, ma non c'era la taglia...
Ma questo concerto è stato straordinario, ed è questo che conta. Straordinario in sè, e straordinario perché è stato capace di suscitare in me vecchie emozioni, di far rinascere in buona quantità quel ragazzino felice che ero poco più di nove anni fa, il 19 luglio 1997, al mio primo concerto di De Gregori, a Priverno (sempre LT). Era il tour di Prendere e lasciare, quello che dette vita al live de La valigia dell'attore. I musicisti erano diversi, le chitarre si sentivano, la musica degregoriana fu molto più rock allora di quella che si presuppone, stando a quello che dicono, debba essere adesso. O un anno fa, a Roma, in un Palalottomatica dall'acustica orrida durante un mediocre concerto da 25 euro. I musicisti di adesso non mi piacciono, non c'è un assolo che sia veramente tale, gli strumenti mi sembrano trascurati. Ma va bene così, dài.
Perche stanotte sono tornato felice.

postato da: Solarithan alle ore 02:57 | link | commenti (2)
categorie: musica, poesia, concerti, de gregori

Occhèi, è un bel po'  che non scrivo, e le ultime volte l'ho fatto a cadenza bisettimanale, più o meno.
Non avevo argomenti, o non ne avevo voglia o ero occupato in qualcosa d'altro...
Grazie per essere comunque passati di qua, e scusatemi per avervi fatto trovare di fronte sempre quella cacchio di 'nduja. Ho in mente almeno altri tre nuovi post, tutti di argomento musicale. Uno riguardo al concerto di De Gregori di stasera, un altro sul concerto di Battiato del 19 c.m. e uno sul mio ultimo, stupendo cd comprato. Lo scrivo per obbligarmi a farli...

postato da: Solarithan alle ore 02:15 | link | commenti (3)
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