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venerdì, 31 marzo 2006

Tra le varie cose, oggi penso anche questo.

postato da: Solarithan alle ore 16:57 | link | commenti
categorie: riflessioni
giovedì, 30 marzo 2006

Iersera sono andato a vedere V for Vendetta. Senza starmi a dilungare troppo su un'esegesi (che tra l'altro ancora non posso fare, almeno non prima di averlo rivisto e di aver fatto affiorare le sensazioni che mi ha lasciato perlopiù sottopelle), dico che mi è piaciuto tantissimo.
Pensandoci su, penso che la Perla di oggi sia molto accostabile a questo film. Si chiama Grievance, fa parte dell'album Binaural, uscito nel maggio del 2000. Ho ricordi piuttosto particolari legati a questo disco, difficilissimi da scalzare: ho aspettato parecchio prima di ascoltarlo, perché me lo sono fatto regalare per il mio diciottesimo compleanno. Mentre lo ascoltavo per la prima volta, e in particolare questa canzone, le Torri gemelle stavano cadendo giù...
La Grievance che vi propongo è tratta dal concerto del 25 agosto 2000 a Jones Beach, New York. Ed ecco il testo.
Buon ascolto, e saluti!

postato da: Solarithan alle ore 13:17 | link | commenti
categorie: musica, cinema, perle,
mercoledì, 29 marzo 2006

Sonata macabra.


La leggenda narra che, nel 1713, Giuseppe Tartini compose "Il trillo del diavolo" ispirato da uno strano sogno: il demonio in persona eseguiva per lui quella che sarebbe diventata la sua sonata più celebre.
Oggi, quasi trecento anni più tardi, la stessa musica sembra poter scatenare la follia, toccare quelle corde dell'animo umano che spingono a commettere omicidi e atti violenti…
da www.mydylandog.it

Giuda ballerino, finalmente una storia come si deve! Dopo anni di Dylan Dog stentati e spesso banali, troppo di rado caratterizzati da belle storie, e soprattutto storie veramente alla DD, oggi mi sono letto questa Sonata macabra.
La storia, innanzitutto: scritta e sceneggiata da Paquale Ruju, contiene tutti quegli elementi che stavano così bene sui Dylan Dog storici: satanismo privo di cliché, elementi onirici, Dylan Dog uomo vincente e vittima allo stesso tempo, la giusta azione né misera né esagerata, "mitologia dylandoghiana" (in questo caso sul celebre Trillo del diavolo, il brano storico clarinettato dall'indagatore dell'incubo), amore e morte, personaggi femminili caratterizzati in maniera particolare, originale senza risultare in eccessive macchiette. Dylan Dog finalmente ritorna figo, Groucho non si limita a dire battute, ma mostra il suo lato di presente comprimario, in quel modo tipico dei bei tempi andati, facendo in modo che il suo ruolo resti perfettamente equilibrato, così come - equilibrata - è tutta la sceneggiatura. Anche Jenkins, lo squinternato idiota assistente dell'ispettore Bloch, dà il meglio di sé, anche se solo in una vignetta. È perfino presente quel tocco di sana retorica che non stona tra le pagine di questo fumetto (sempre che non sia un tentativo, come è successo, di fare qualcosa "alla Dylan Dog" in Dylan Dog stesso ottenendo solo pallidi risultati): "In questi tempi di indifferenza, di ateismo e di falsi miti indotti dalla pubblicità..." si può goduriosamente leggere a pagina 83.
I disegni, poi: MERAVIGLIOSI!  Roberto Rinaldi ha disegnato la sua storia migliore (tra le sue e credo anche in generale di DD) per le pagine di questo fumetto. Ho adorato il suo tratto: finalmente Dylan Dog ritorna in tutta la sua figaggine (guardate a pag. 40, o pag. 52 ultima vignetta). Perfino Groucho è figo: pag.51, in fondo. Rinaldi ha fuso tratti raffinati e grezzi in maniera sapiente: guardate ad esempio a pag. 43, seconda vignetta. È stato fumettoso (pag.46, prima vignetta - estremamente evocativa, a mio avviso - e pag 63, in alto a sinistra) ed estremamente realistico: il vignettone di pag. 66 che raffigura il teatro in fiamme/bolgia infernale è il disegno migliore di tutta la storia, e di molte altre; sembra quasi di sentire il caldo, le urla e di vedere la luce baluginante del fuoco.
Le migliori barzellette di Groucho? 
"Un ubriaco avanza camminando con un piede sul marciapiede e l'altro sulla strada. Un passante gli chiede : <<Qualcosa non va? Perché camminate in quel modo? Dovete aver bevuto molto...">> <<Ah, grazie di avermelo fatto notare, credevo di essere diventato zoppo!>>."
Due scheletri passeggiano, e uno dice all'altro: <<Le persone non mi preoccupano. È dei cani che ho il terrore!>>

Continuate così, autori di Dylan Dog, continuate così vi prego! Anche se non credo che succederà...

postato da: Solarithan alle ore 20:07 | link | commenti (7)
categorie: fumetti, dylan dog

Mbuti!

"La foresta è la nostra casa; se lasceremo la foresta o se la foresta morirà, anche noi moriremo. Noi siamo il popolo della foresta"

Moke, un anziano Mbuti


I Pigmei stanno scomparendo. Quanti lo saprebbero, se non fosse per un articolo del Corriere online? E non intendo dire "quanti saprebbero che nel Terzo Mondo le cose vanno male?", ma proprio "quanti sanno che i Pigmei, proprio loro, proprio lì, stanno scomparendo?". E qui non si tratta di DNA, di altezza, o bassezza, di gonnelline di paglia e danze tribali. Qui si tratta di identità. Non quella pretestuosa e sbandierata da pochi o tanti quando arriva l'immigrato, quando bisogna parlare di industrie ed economia ma si accenna a un qualcosa di astorico e pretestuosamente ricostruito come strumento ideologico, quando qualche gruppo di persone non fa comodo e allora si organizza una legge, un movimento o una guerra basata su valori identitari.
Qua si parla della vita stessa di un popolo, del loro patrimonio di sussistenza e simbolico, del loro dipanare la vita secondo il modo da loro ricevuto e adottato, di organizzare lo sguardo sul mondo, del modo di autopercepirsi ed, eventualmente, comunicarsi.

Tutti, se sentiamo dire "pigmei", pensiamo a un omino tutto nero e basso, a capanne di foglie, al nostro amico alto non più di 1,50; se sentiamo "mbuti" - peggio mi sento - a Guzzanti e alla sua biondona divulgatrice. Comprensibile, e magari divertente; ma i Pigmei sono ben altro. Su questo sito qualcosa in più si può trovare, ad esempio (anche se la musichetta dopo un po' scassa i gomitoli).

Leggendo quelle pagine mi è venuta da fare una riflessione: i Pigmei, e come loro tantissime altre genti etnografiche, per così dire, imperniano la loro vita (sperando di non dover usare un tempo imperfetto al posto di un presente) su un rispetto smodato e totale verso la Natura, su una spiritualità che pervade tutto il vivere e il vissuto. Senza starmi a dilungare in discussioni sui vari gradi di religioni, dalle "semplici" a quelle "complesse", discussione probabilmente di cui non sono all'altezza, colpisce questa spiritualità pervasiva, e subito scatta in testa una sorta di interpretazione in chiave esotica di tutto ciò. È un qualcosa che non ci appartiene, che ci può perfino sembrare assurdo. Ma è meraviglioso.

"Forse lo vedremo quando moriremo, ma allora non potremo più dirlo... Non possiamo sapere a che cosa assomiglia o come si chiama, ma sappiamo che deve essere buono, perché ci dona tante cose, e sappiamo che si trova certamente nella foresta"




La cosa assurda, in realtà, è la nostra cecità di fronte a un tale modo di vedere l'esistenza. Non si tratta di essere occidentali, moderni, cattolici, cristiani, mussulmani, atei, agnostici, industriali, contadini, italiani, europei, tecnologici, vattelappesca etcetc salute!. Qua il punto è che noi non sappiamo, o forse non abbiamo mai saputo, vedere il mondo per quello che è. Un equilibrio da rispettare, che ci permette di vivere. Una compresenza di moltitudini di esseri viventi, come e diversi da noi. Un equilibrio che noi abbiamo il potere di devastare, così come di perpetuare. Un equilibrio che è naturale, ma per noi, esseri umani, soprattutto culturale. Non ci possiamo permettere di distruggere altri che vivono diversamente perché la nostra economia deve prosperare. Ma alcuni si permettono di ignorare Kyoto e i suoi  protocolli. Noi, anche nel nostro piccolo, inquiniamo il corpo e l'anima di questo mondo. E compriamo nella grande distribuzione, togliendo fonti all'alimentari sotto casa, o al negozio di computer dietro l'angolo di proprietà di un vero esperto chepperò vende quel masterizzatore a tre euro di più del supermercato... Alla fine, come la si giri, sempre i più piccoli ci vanno di mezzo, siano essi pigmei o bottegai.

Tutto 'sto discorso per dire che? Solo banalità? No. Voglio dire che si può imparare qualcosa anche dal differente e dall'esotico, da quei piccoli ometti neri neri, quei calimeri va'! che stanno per non esistere più, se non nel nostro immaginario distorto. Possiamo imparare il rispetto, verso tutto e tutti, e magari, e soprattutto, a saper dire grazie, a tutti quei piccoli signori supremi (o semplicemente a Dio, se ci crediamo) che ci forniscono beni e bontà nel corso delle nostre giornate, e magari anche celebrare qualche rito di ringraziamento così come ne siamo capaci.


P.S.: A me i Pigmei fanno anche venire in mente il fatto che ci raccontò in classe il nostro mitico professore di scienze, Don Arnaldo Rossi - piccolo di statura, ma profondo di conoscenza: i Pigmei sanno uccidere un elefante con una lancia, trafiggendoli dietro un orecchio e penetrando il loro cuore.

P.P.S.: Oggi ho goduto come un pazzo quando, per strada, un - credo - Sikh mi ha chiesto informazioni per il negozio Tim (veramente ha detto "Thémm!", ma va bene lo stesso).  Dà una soddisfazione speciale vedere un Sikh per le strade di questa fascistissima città.


postato da: Solarithan alle ore 14:51 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, antropologia, culture
martedì, 28 marzo 2006

Ma che razza di... Porc!

Bene: qualche tempo fa quella teppista della mia Lily - la terza gattina - fa volare via dalla scrivania il preziosissimo DVD edizionespecialeduedischicartonato de Il colore viola, che tra l'altro manco ho ancora visto... Il povero, prezioso contenitore si infrange al suo interno, irrimediabilmente. E il DVD è di mio fratello.
Dato che non mi piace farmi prestare cose e restituirle scassate, decido di tacere - almeno per il momento - l'accaduto e di ritrovargliene uno identico. Ma l'impresa si rivela assai ardua.
Sprovvedutamente lo acquisto su internet nel mio sito di fiducia, www.dvdvillage.it, ma senza curarmi del fatto se sia in confezione digipack o amaray. E infatti, per la modica cifra di 12.90 eurozzi, mi arriva amaray, di plastica. Faccio il reso, loro gentilissimi, e decidiamo che mi tengono la somma in credito per miei futuri acquisti, mi risparmiano raccomandate varie e mi fanno fare solo una spedizione di posta prioritaria.
Cerca che ti ricerca, sbuco qui: www.bol.it. Chiamo il call center, parlo con Bruno, che mi conferma che quella è l'edizione cartonata. Mando una mail, mi rispondono

"Caro Rob... ehm Solàrithan,
come riportato nella scheda prodotto, ti confermiamo che il titolo "Il Colore Viola - Edizione Speciale (2 DVD)"  è in confezione Digipack (cartone).


Restiamo a tua completa disposizione all'indirizzo servizioclientibol@mondadori.it per qualsiasi altra informazione ti sia necessaria

Francesca Giusti
bol.it
"

"Minchia, sto a cavallo!", penso ilarmente. Ordino, e oggi mi arriva...
...il fottuto plasticume!

Morale della favola? Domani  io mi incazzo al call center, voi vi consiglio di non comprare una ceppa da www.bol.it. Se proprio dovete, fatelo su DVDVillage, che hanno buoni prezzi, son cortesi e puntuali.

Dato che sono arrabbiatuccio, oggi doppiaPerla adatta all'uopo: Lukin + Not for you.  Doppia perché Lukin è così breve che ci attaccano un'altra canzone.  I brani sono presi dal concerto di Tokyo del 3 marzo 2003. Lukin è una canzone di No Code, Not for you di Vitalogy. I testi qui e qui.

postato da: Solarithan alle ore 21:32 | link | commenti (3)
categorie:

Sì, sembra che funzioni...

Bene! Grazie ad Enza, gentilissima anche se un po' impedita nello spiegare (), ho capito come si fanno i link da queste parti...
Quindi mi pare proprio il caso di assecondare quella seconda parte del titolo di questa roba che scrivo: l'ultimo singolo dei Pearl Jam, tratto dall'album in uscita tra un mesetto. Enjoy! (il testo lo potete trovare qui)
Worldwide suicide.

postato da: Solarithan alle ore 17:35 | link | commenti (1)
categorie: musica, perle

...funziona?

Ok, proviamo a cominciare.

Questo non sarà un blog come tanti altri che ho visto/letto. Non sarà un diario, non sarà luogo di sfoghi o racconti di vita.
Almeno credo.
L'ho concepito come un contenitore, ecco. L'idea è nata dal pensare a un posto in cui poter condividere canzoni dei Pearl Jam. E in cui, poi, poterci aggiungere - chessò? - una recensione, o un pensiero antropologico, un verso (tipo "bleharr!" o "mgnhaarg!", magari), un'immagine... Tutto quello che, insomma, mi piace ed è esterno a me, come quei tulipani gialli che decorano la mia stanza, lissù sulla mensola, i tulipani che mi ha regalato la mia Principessa. Un modo per dire "Toh, guarda che bello! Senti 'sta canzone, quant'è adatta a 'sta situazione qua!". Ma anche un modo per raccontare di Pigmei e Vezo, di Bella Coola e Tsimshian, delle mappe degli aborigeni australiani e degli scongiuri lucani di demartiniana memoria.
(Tanto lo so che tutto ciò ci sarà al 20 per cento, alla fine...)
Chi leggerà 'sta roba non so. Ma l'idea mi piaceva, e quindi la pratico.
Un saluto!



P.S.: Ancora non ho imparato ad usare tag vari, link, categorie e vattelappesca, quindi abbiate pazienza, please!

postato da: Solarithan alle ore 15:45 | link | commenti
categorie:

Questa è solo una prova.
Non si sa se avrà mai esito. Per ora mi limito a provare qualche click e qualche parola.

Dedè, grazie dei fiori, e dello spunto. Kisses.

postato da: Solarithan alle ore 00:50 | link | commenti (3)
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