
"La foresta è la nostra casa; se lasceremo la foresta o se la foresta morirà, anche noi moriremo. Noi siamo il popolo della foresta"
Moke, un anziano Mbuti
I Pigmei stanno scomparendo. Quanti lo saprebbero, se non fosse per un articolo del Corriere online? E non intendo dire "quanti saprebbero che nel Terzo Mondo le cose vanno male?", ma proprio "quanti sanno che i Pigmei, proprio loro, proprio lì, stanno scomparendo?". E qui non si tratta di DNA, di altezza, o bassezza, di gonnelline di paglia e danze tribali. Qui si tratta di identità. Non quella pretestuosa e sbandierata da pochi o tanti quando arriva l'immigrato, quando bisogna parlare di industrie ed economia ma si accenna a un qualcosa di astorico e pretestuosamente ricostruito come strumento ideologico, quando qualche gruppo di persone non fa comodo e allora si organizza una legge, un movimento o una guerra basata su valori identitari.
Qua si parla della vita stessa di un popolo, del loro patrimonio di sussistenza e simbolico, del loro dipanare la vita secondo il modo da loro ricevuto e adottato, di organizzare lo sguardo sul mondo, del modo di autopercepirsi ed, eventualmente, comunicarsi.
Leggendo quelle pagine mi è venuta da fare una riflessione: i Pigmei, e come loro tantissime altre genti etnografiche, per così dire, imperniano la loro vita (sperando di non dover usare un tempo imperfetto al posto di un presente) su un rispetto smodato e totale verso la Natura, su una spiritualità che pervade tutto il vivere e il vissuto. Senza starmi a dilungare in discussioni sui vari gradi di religioni, dalle "semplici" a quelle "complesse", discussione probabilmente di cui non sono all'altezza, colpisce questa spiritualità pervasiva, e subito scatta in testa una sorta di interpretazione in chiave esotica di tutto ciò. È un qualcosa che non ci appartiene, che ci può perfino sembrare assurdo. Ma è meraviglioso.
"Forse lo vedremo quando moriremo, ma allora non potremo più dirlo... Non possiamo sapere a che cosa assomiglia o come si chiama, ma sappiamo che deve essere buono, perché ci dona tante cose, e sappiamo che si trova certamente nella foresta"
La cosa assurda, in realtà, è la nostra cecità di fronte a un tale modo di vedere l'esistenza. Non si tratta di essere occidentali, moderni, cattolici, cristiani, mussulmani, atei, agnostici, industriali, contadini, italiani, europei, tecnologici, vattelappesca etcetc salute!. Qua il punto è che noi non sappiamo, o forse non abbiamo mai saputo, vedere il mondo per quello che è. Un equilibrio da rispettare, che ci permette di vivere. Una compresenza di moltitudini di esseri viventi, come e diversi da noi. Un equilibrio che noi abbiamo il potere di devastare, così come di perpetuare. Un equilibrio che è naturale, ma per noi, esseri umani, soprattutto culturale. Non ci possiamo permettere di distruggere altri che vivono diversamente perché la nostra economia deve prosperare. Ma alcuni si permettono di ignorare Kyoto e i suoi protocolli. Noi, anche nel nostro piccolo, inquiniamo il corpo e l'anima di questo mondo. E compriamo nella grande distribuzione, togliendo fonti all'alimentari sotto casa, o al negozio di computer dietro l'angolo di proprietà di un vero esperto chepperò vende quel masterizzatore a tre euro di più del supermercato... Alla fine, come la si giri, sempre i più piccoli ci vanno di mezzo, siano essi pigmei o bottegai.
Tutto 'sto discorso per dire che? Solo banalità? No. Voglio dire che si può imparare qualcosa anche dal differente e dall'esotico, da quei piccoli ometti neri neri, quei calimeri va'! che stanno per non esistere più, se non nel nostro immaginario distorto. Possiamo imparare il rispetto, verso tutto e tutti, e magari, e soprattutto, a saper dire grazie, a tutti quei piccoli signori supremi (o semplicemente a Dio, se ci crediamo) che ci forniscono beni e bontà nel corso delle nostre giornate, e magari anche celebrare qualche rito di ringraziamento così come ne siamo capaci.
P.S.: A me i Pigmei fanno anche venire in mente il fatto che ci raccontò in classe il nostro mitico professore di scienze, Don Arnaldo Rossi - piccolo di statura, ma profondo di conoscenza: i Pigmei sanno uccidere un elefante con una lancia, trafiggendoli dietro un orecchio e penetrando il loro cuore.
P.P.S.: Oggi ho goduto come un pazzo quando, per strada, un - credo - Sikh mi ha chiesto informazioni per il negozio Tim (veramente ha detto "Thémm!", ma va bene lo stesso). Dà una soddisfazione speciale vedere un Sikh per le strade di questa fascistissima città.

), ho capito come si fanno i link da queste parti...
